PAZIENTI E MEDIA

CHE COSA È LA RADIALE? E CHE COSA SI INTENDE PER TECNICA RADIALE?

La radiale è un’arteria dell’avambraccio che nasce, fatta eccezione per le non frequenti varianti  anatomiche, dall’arteria omerale (o brachiale) all’incirca a livello dell’articolazione del gomito. È detta radiale poiché corre lungo il radio, una delle ossa che compongono l’avambraccio insieme all’ulna. L’arteria radiale fornisce irrorazione sanguigna, insieme alla “sorella” arteria ulnare a tutto l’avambraccio e alla mano. Viene comunemente utilizzata per valutare il polso (genericamente detto battito).

A partire dagli anni Novanta, l’arteria radiale ha trovato impiego nell’ambito dell’interventistica cardiovascolare come punto di accesso per effettuare interventi o procedure diagnostiche. Si è quindi aggiunta all’elenco dei possibili punti accesso a disposizione dei cardiologi interventisti, grazie a una serie di caratteristiche che la rendono valida e versatile tanto quanto gli altri “storici” accessi arteriosi.

Con il passare del tempo, una considerevole parte degli operatori ha adottato l’accesso radiale come preferenziale per i vantaggi che il suo utilizzo garantisce nello svolgimento delle procedure di interventistica cardiovascolare.

I vantaggi per il cardiologo interventista: l’accesso radiale è fruibile in circa l’85% dei casi e il suo utilizzo riduce sensibilmente il numero di complicanze vascolari localiche risultano quasi assenti, mentre rimangono una percentuale fra il 3 ed il 5% nelle procedure effettuate utilizzando la tradizionale via di accesso femorale. Questo per la maggiore facilità di puntura da parte del cardiologo interventista e soprattutto per la facilità di emostasi al termine delle procedure, ovvero di chiusura del piccolo foro praticato per il passaggio dell’ago dell’introduttore necessario all’inserimento dei cateteri. E ancora per il ridotto, quasi nullo, impatto clinico in caso di occlusione del vaso, che spesso si riapre spontaneamente, e per le caratteristiche anatomo-fisiologiche dell’arteria stessa.

I vantaggi per i pazienti: dopo un cateterismo cardiaco o una procedura di angioplastica coronarica effettuata utilizzando la tradizionale via di accesso femorale (inguine) il paziente deve osservare un periodo di riposo obbligato a letto di almeno 6-8 ore, necessario per consentire una emostasi completa ed efficace. In questo periodo gli è richiesto di restare immobile e supino, espletando al letto qualsiasi necessità fisiologica. Nella maggior parte dei casi effettuati utilizzando l’arteria radiale, invece, la necessità di rimanere a letto, immobili, dopo l’intervento si riduce a 1-2 ore massimo. Nel caso del solo cateterismo cardiaco  teoricamente il paziente può essere mobilizzato anche al termine dello stesso. Poter riprendere più velocemente a camminare e a muoversi significa anche abbreviare la durata del ricovero, tanto che in alcuni casi è possibile effettuare le procedure in day hospital. Un beneficio dunque per i pazienti, che si traduce anche in una riduzione dei costi sanitari.
 

QUANDO SI USA?

Coronarografia:  è un’indagine diagnostica di tipo invasivo utilizzato per visualizzare direttamente le arterie coronarie. La metodica viene utilizzata principalmente per finalità diagnostiche, ma può avere risvolti anche interventistici e curativi. Eseguire una coronarografia permette di realizzare immagini che vengono registrate e archiviate, per essere eventualmente riutilizzate anche in tempi successivi.

Angioplastica: si esegue quando è necessario dilatare un restringimento (detto stenosi) del lume di un vaso sanguigno. Tali restringimenti sono causati nella maggior parte dei casi dalla presenza di placche ateromasiche.
Per dilatare il vaso sanguigno si impiega un catetere a palloncino, introdotto mediante la puntura percutanea di un'arteria e portato fino al vaso interessato. Gonfiando il palloncino in corrispondenza del restringimento si ripristina il normale diametro del vaso e, di conseguenza, si normalizza il flusso ematico.
 

I NUMERI

  • L’arteria radiale è fruibile in circa l’85% dei casi.
  • Le complicanze vascolari locali sono praticamente assenti. Si registra invece un 3-5% di complicanze vascolari locali con l’accesso femorale.
  • Permanenza a letto, immobili, dopo l’intervento: 1-2 ore con accesso radiale; 6-8 ore con accesso femorale.
  • In Italia l’accesso radiale non è diffuso capillarmente. Esistono centri che lo utilizzano in circa l’ 85% dei casi  e centri nei quali il suo utilizzo è confinato al solo 20-30% delle procedure.