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Feasibility of ulnar artery for cardiac catheterization: AJmer ULnar ARtery (AJULAR) catheterization study

Gokhroo R et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 86(1):42-48

Premessa: L’arteria ulnare (TUA) è una via d’accesso raramente usata per l’esecuzione di coronarografia/cateterismo cardiaco sinistro, anche dopo l’incremento dell’uso dell’accesso radiale (TRA). Il lavoro ha lo scopo di confrontare sicurezza e fattibilità di TRA e TUA.

Materiali e metodi: Studio prospettico, non in cieco, monocentro. Sono stati analizzati 410 pazienti con test di Allen normale, con indicazione a studio coronarografia via TUA. Le procedure sono state eseguite da operatori esperti in accesso radiale (almeno 150 procedure/anno). I dati così ottenuti sono stati confrontati con una casistica retrospettiva di TRA. È stata eseguita anche un’angiografia ulnare di 200 pazienti (attraverso l’accesso radiale), per evidenziare eventuali anomalie dell’ulnare.

Osservazioni: Non si è avuta nessuna differenza significativa tra TRA e TUA, sia in termini di numero di punture necessarie, successo dell’accesso, tempo procedurale, tempo di fluoroscopia. (P > 0.05). Comunque, nell’inziale fase di apprendimento, il tempo necessario per ottenere l’accesso ulnare risulta essere significativamente maggiore nel gruppo TUA (p < 0.05), come anche il tempo procedurale di fluroscopia.

Il tasso di tortuosità anatomiche, tali da rendere impossibile l’accesso, non è risultato significativo, come anche l’occorrenza di vasospasmo.

Conclusioni: Per l’operatore con esperienza il TUA è sovrapponibile al TRA in termini di sicurezza ed efficacia.

 

 

Il commento di Mario Bollati:

L’accesso radiale sta prendendo sempre più piede, diventando la prima scelta (anche da linee guida), soprattutto in quelle condizioni di aumentato sanguinamento (angioplastica primaria), avendo dimostrato la sua sicurezza ed efficacia.

Ma che dire rispetto all’ulnare, la sorella povera?

Lo studio di Gokhroo ha dimostrato che, dopo adeguata esperienza, l’ulnare non ha nulla da invidiare alla radiale (in paziente con Allen test negativo e circolo radiale conservato).

La domanda che potremmo girare, sarebbe invece questa: perché, ora che si è arrivati a una tale sicurezza sulla radiale dovremmo orientarci verso l’ulnare? Forse quando la radiale non sia apprezzabile (vuoi naturalmente, vuoi per procedure già eseguite in precedenza)? Potrebbe essere un buon proposito, ma allora la domanda è un’altra: quanto è sicuro procedere a un accesso ulnare in presenza di un non ottimale circolo radiale?