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Transradial approach for coronary chronic total occlusion interventions: Insights from a contemporary multicenter registry

Alaswad K et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 85(7):1123-1129

Obiettivi. Esaminare l’impatto dell’accesso radiale sui risultati nell’angioplastica coronarica delle occlusioni croniche totali (CTO).

Background. L’efficacia e la sicurezza dell’accesso radiale nel trattamento delle CTO manca di basi scientifiche.

Metodi. Si sono confrontati I risultati di 650 angioplastiche di CTO PCI eseguite tra gennaio 2012 e marzo 2014 in sei centri USA, stratificando per femorale vs radiale.

Risultati. La maggior parte dei pazienti erano uomini (87%), con alta prevalenza di diabete (42%) e pregressa rivascolarizzazione chirurgica coronarica (36%). La CTO è stata la destra (59%), la discendente anteriore (20%), o la circonflessa (17%). L’accesso transradiale (TR) è stato usato in 110 (17%) dei 650 casi: accesso radiale bilaterale (63%); accesso radiale bilaterale più almeno un accesso femorale (7%); TR monolaterale più almeno un accesso femorale (26%); TR monolaterale (4%). Il catetere guida del TR ha avuto un calibro di 6 French, mentre quello femorale 8. Confrontato con la femorale, la radiale ha avuto simile successo tecnico (92.6% vs. 93.0%, p= 0.87) e procedurale (91.1% vs. 90.0%, p = 0.95), con un tasso di complicanze maggiori sovrapponibli (1.7% vs 1.8%, p = 0.99). Comunque, la radiale è risultata associata a un maggior tempo procedurale(142 ± 83 vs. 120 ± 60 min, p = 0.008) e ad un maggior tempo di esposizione radiogena (58 ± 40 vs. 49 ± 31 min, p <0.026), oltreche a un maggior numero di crossover di accesso (0.7 ± 1.0 vs. 0.5 ± 0.7, p= 0.008).

Conclusioni. L’angioplastica di CTO può essere esguita per via transradiale, con pari probabilità di successo, ma con più lunghi tempi porcedurali.

 

Il commento di Mario Bollati:

Di questo lavoro, una cosa stupisce, mentre l’altra no.

Quella che stupisce, è il bassissimo tasso di crossover di accesso (meno dell’1%), cosa che probabilmente è spiegabile con un’attenta selezione dei pazienti.

Non stupisce invece il fatto che l’accesso radiale sia correlato a maggiori tempi procedurali.

Ed è proprio questo che deve far pensare: la PCI della CTO è la più complessa, ed è qui che l’operatore deve trovarsi nelle migliori conidizioni (di supporto dei cateteri, di libertà di movimento). Cosa che può ottenere più facilmente con l’accesso femorale.

Riducendo così il tempo di procedura e di esposizione in un contesto che inevitabilemente ne richiede di più.