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Effetto del cateterismo transradiale sulla funzionalità dell’arto superiore

Van Leeuwen, Maarten A.H. J Am Coll Cardiol Intv. 2015;8(4):515-523

Obiettivo: lo scopo dello studio è analizzare il cambiamento nella funzionalità dell’arto superiore nell’approccio transradiale.

Background: non è ancora noto se la funzionalità dell’arto superiore è influenzata dal cateterismo transradiale.  

Metodi: tra Gennaio 2013 e Febbraio 2014 è stata testata la funzionalità dell’arto superiore in un totale di 338 pazienti sottoposti a coronarografia (85% approccio radiale, 15% approccio femorale), attraverso una versione ridotta del Disabilities of Arm, Shoulder, and Hand questionnaire. È stata testata anche la presenza e la severità dell’intolleranza al freddo delle estremità con il self-reported Cold Intolerance Symptom Severity questionnaire. Entrambi i questionari sono stati compilati prima del cateterismo e dopo trenta giorni. Un punteggio elevato corrisponde ad una peggiore funzionalità dell’arto superiore e alla presenza di sintomi.

Risultati:la funzionalità dell’arto superiore non cambia in modo significativo quando il cateterismo è eseguito via radiale (p = 0.06). Il numero dei disturbi delle estremità correlati alla procedura, che permangono dopo trenta giorni di follow up, non differisce tra i due grippi di accesso vascolare  (accesso transradiale 10.5%, accesso transfemorale 11.5%; p = 0.82). L’intolleranza al freddo delle estremità dopo accesso radiale non è evidente a trenta giorni di follow up.

Conclusioni: la funzionalità dell’arto superiore non è inficiata dall’approccio transradiale.

 

Il commento di Caterina Cavazza:

Questo studio pubblicato su JACC è il primo che affronta dal punto di vista del paziente la valutazione dei possibili effetti dell’approccio radiale sull’arto coinvolto.

Una delle principali critiche all’approccio radiale in passato è stata rappresentata dal fatto che una percentuale rilevante di pazienti sottoposti a procedure mediante questo tipo di accesso, sviluppava l’occlusione dell’arteria soprattutto quando si utilizzavano introduttori di calibro maggiore. Tuttavia nel registro ultrasonografico prospettico Lipsia è stato dimostrato che solo la metà di questi pazienti con documentata occlusione arteriosa aveva effettivamente sintomi riferibili all’occlusione dell’arteria radiale, a riprova che l’approccio radiale risulta confortevole non solo dal punto di vista dell’operatore emodinamista ma anche del paziente. I risultati dello studio sono utili per fornire un’adeguata informativa pre-procedurale sulla sicurezza dell’approccio radiale anche in termini di disturbi muscolari o neurologici post-cateterismo.