SCIENTIFIC NEWS

Utilizzo di EES versus SES in pazienti con o senza diabete mellito

Kang S et al. Eurointervention, 2014; 10:74-82

In questa analisi sono stati ricanalizzati dati dello studio randomizzato Excellent, per paragonare l’efficacia dell’impianto di EES e di SES nei pazienti con o senza diabete, in termini di target lesion failure e di end point composito (morte, infarto legato al vaso trattato e TVR). I risultati hanno dimostrato come nonostante le nuove tecnologie nell’ambito PCI, i pazienti diabetici siano a maggior rischio di MACE rispetto ai pazienti non diabetici; inoltre l’utilizzo di EES o SES non incide in termini di outcome clinico nei pazienti diabetici.

Studio prospettico randomizzato sull’utilizzo del Pallone medicato nelle lesioni di biforcazione: risultati a 24 mesi del BABILON Trial

Lopez-Minguez J et al. Eurointervention, 2014; 10:50-57

Questo studio multicentrico ha arruolato 108 pazienti con lesioni coronariche in biforcazione, randomizzandoli al trattamento con predilatazione con pallone medicato di entrambi i rami seguito da impianto di BMS sul main branch (tecnica di T-stenting), oppure al solo impianto di DES. I risultati hanno dimostrato che nel gruppo trattato con pallone medicato+BMS esiste una maggiore LLL nel main branch e una maggiore incidenza di MACE paragonati al gruppo trattato con DES. I risultati sul side branch sono paragonabili in entrambi i gruppi.

Analisi di costo efficacia dei sistemi di chiusura vascolare nel prevenire le complicanze dopo PCI

Kerré S et al. Eurointervention, 2014; 10:191-197

In questo registro osservazionale monocentrico l’utilizzo di device di chiusura arteriosa femorale pare essere indipendentemente associato ad una riduzione delle complicanze vascolari e della durata del ricovero, nonchè ad una minore spesa sanitaria.

Terapia anticoagulante ed antiaggregante in pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a PCI

Goto K et al. Am J Cardiol, 2014; 114(1):70-78

In questo registro giapponese di pazienti sottoposti a PCI, l’8.3% presentava fibrillazione atriale. Si è visto che la terapia anticoagulante orale non era sempre prescritta alla dimissione nei pazienti con indicazione e che spesso l’INR era sotto il range terapeutico, comportando un aumentato rischio di ictus. In una analisi con landmark a 4 mesi, l’uso di duplice terapia antiaggregante a lungo termine nei pazienti in terapia con anticoagulante non riduce l’incidenza di ictus.

Differenze di genere nella funzione ventricolare dopo STEMI

Shacham Y et al. Am J Cardiol, 2014; 113(12):1941-1946

Precedenti analisi hanno riportato un peggior outcome nelle donne con STEMI, dovuto almeno in parte ad un trattamento meno aggressivo. In questo studio le donne erano più vecchie, con più comorbidità e maggiore durata dei sintomi. L’ecocardiogramma ha mostrato una funzione sistolica più bassa nelle donne, E/e’ più elevato, una pressione polmonare elevata e una disfunzione diastolica piu marcata. Nell’analisi multivariata il genere femminile è emerso come predittore indipendente di e’<8 cm/s e E/e’>15, nonostante il trattamento fosse simile rispetto agli uomini. 

Coronaropatia non ostruttiva nella pratica clinica: prevalenza e predittori

Patel MR et al. Am Heart J, 2014; 167(6):846-852.e2

Dei 661063 pazienti sottoposti a coronarografia, il 58.4% presentava stenosi <50%. Fattori indipendenti sono risultati la giovane età, il sesso femminile, dolore toracico atipico e il basso rischio al test non invasivo. L’esito del test aggiungeva poco ai soli fattori clinici nel predire la patologia coronarica. Per tale motivo è necessario un ulteriore miglioramento nella stratificazione della probabilità di coronaropatia. 

Confronto tra doppia dose da carico di ticagrelor e carico standard di prasugrel nei pazienti con STEMI: studio RAPID primary PCI 2

Parodi G et al. Am Heart J, 2014; 167(6):909-914

55 pazienti con STEMI pretrattati con aspirina ev sono stati randomizzati a doppio carico di ticagrelor o carico standard di prasugrel. La reattività piastrinica è stata valutata con VerifyNow. La duplice dose di carico di ticagrelor non ha ottenuto una inibizione piastrinica più veloce nè più intensa.

Mortalità post-TAVI

Van Mieghem NM et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 83(7):E277-E282

In questa serie di 237 pazienti con stenosi aortica trattati con TAVI tra il 2005 e il 2011, si è visto che la causa predominante di morte a più di 48 ore dalla procedura era non-cardiaca. La mortalità era data soprattutto da infezione/sepsi, cancro e ictus. Questo sottolinea ancora una volta come una selezione rigorosa possa portare ad un miglior outcome per i pazienti sottoposti a TAVI.

Follow-up a lungo termine del trattamento percutaneo con BMS o con DES della malattia del graft venoso

Hougaard M et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 83(7):1035-1042

Dal registro Western Denmark sono stati analizzati 529 pazienti con malattia del graft venoso (348 trattati con DES, 181 con BMS) con follow-up medio di circa 3 anni. La mortalità a 3 anni, così come il fallimento del trattamento percutaneo non presenta differenza a seconda del tipo di stent utilizzato. 

Follow-up a 3 anni dello studio randomizzato di confronto tra SES e EES

Shiomi H et al. Circ Cardiovasc Interv, 2014; 7:343-354

L’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo di EES rimane comparabile con quella dei SES anche a 3 anni di follow-up. L’incidenza cumulativa di target lesion failure (morte cardiaca/infarto miocardico o rivascolarizzazione per ischemia), che è il parametro maggiormente utilizzato nei trial di confronto tra stent, è inferiore nel gruppo trattato con EES e per questo motivo è stato suggerito un miglior outcome con l’utilizzo degli EES rispetto ai SES.

Impatto del deterioramento della funzionalità renale a 6-8 mesi da un’angioplastica primaria

Nemoto N et al. Am J Cardiol, 2014; 113(10): 1647-1651

In questo studio si è visto che i pazienti con sindrome coronarica acuta con deterioramento della funzionalità renale (CDKF, ossia aumento di più del 25% della creatinina o creatinina >0.5 mg/dl rispetto al valore di base) a 6-8 mesi dall’angioplastica primaria presentano un rischio aumentato di morte a 5 anni. Fattori di rischio indipendenti per CDKF sono proteinuria, il livello di emoglobina pre-procedurale e nefropatia da contrasto.   

Importanza della complessità delle lesioni nell’uso dei DES in pazienti con e senza diabete mellito: analisi da 18 studi randomizzati

Kedhi E et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 63(20):2111-2118

In quest’analisi si conferma che i pazienti con diabete presentano un maggior rischio di morte per cause cardiache e di infarto. Emerge inoltre come il diabete sia un fattore di rischio per nuova rivascolarizzazione solo nei pazienti con lesioni complesse (tipo B2/C). I pazienti diabetici con lesioni coronariche non complesse presentano invece un outcome ad 1 anno simile ai pazienti senza diabete.  

Effetto protettivo del precondizionamento ischemico in pazienti sottoposti a PCI: metanalisi

D'Ascenzo F et al. Eurointervention, 2014; 9:1463-1471

5 studi per un totale di 731 pazienti sono stati inclusi nella metanalisi. L’infarto periprocedurale è stato l’endpoint primario, definito come innalzamento della troponina a più di 3 volte il valore normale, e il valore della PCR è stato l’endpoint secondario. I risultati mostrano come il precondizionamento ischemico riduca significativamente l’incidenza di IM periprocedurale, soprattutto nei pazienti multivasali e con lesioni coronariche complesse (tipo C), mentre non ha effetti significativi sulla PCR. 

Valutazione farmacodinamica del passaggio da Ticagrelor a Prasugrel in pazienti stabili: risultati dello studio SWAP-2

Angiolillo DJ et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 63(15):1500-1509

110 pazienti con coronaropatia stabile sono stati randomizzati a proseguire il trattamento con Ticagrelor (180 mg/die) o passare a Prasugrel (10 mg/die), con o senza dose di carico di 60 mg. La farmacodinamica è stata valutata esaminando la P2Y12 reaction unit  (PRU) e l’indice di reattività piastrinica al basale e dopo 2, 4, 24, 48 ore e a 7 giorni dalla randomizzazione. I risultati mostrano come il passaggio da Ticagrelor a Prasugrel sia associato ad un aumento della reattività piastrinica, parzialmente attenuato dalla somministrazione della dose di carico.

BVS versus DES: metanalisi di 20005 pazienti

Lupi A et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 83(6):E193-E206

20 studi per un totale di 20005 pazienti sono stati inclusi in questa metanalisi  che ha confrontato l’impianto di BVS con l’impianto di DES in termini di morte per tutte le cause, infarto, trombosi di stent tardiva, TLR e TVR, e late lumen loss. Il follow up medio è stato di 1 anno. I risultati mostrano come l’utilizzo di BVS riduca significativamente il late lumen loss e le trombosi di stent tardive, soprattutto per quello che riguarda i BVS a rilascio di sirolimus e novolimus.

Confronto della Wave-Free Ratio istantanea (iFR) e la Resting Pd/Pa con la FFR per la valutazione di stenosi coronariche: risultato dello studio RESOLVE

Jeremias A et al. J Am Coll Cardiol. 2014;63(13):1253-1261

Lo studio ha arruolato 1768 pazienti, in cui sono state misurate e confrontate la iFR e la resting PD/PA (indici non iperemici di severità di una stenosi coronarica) e l’FFR, per l’analisi di un totale di 1974 lesioni coronariche. I risultati hanno dimostrato che l’iFR e la resting Pd/Pa hanno entrambe un’accuratezza dell’80% nel determinare la severità delle stenosi coronariche, che può raggiungere il 90% in certi tipi di lesione, evitando così la necessità dell’iperemia in pazienti selezionati.

Follow-up a 5 anni di pazienti con patologia del tronco comune sottoposti a rivascolarizzazione chirurgica o percutanea: Syntax trial

Morice MC et al. Circulation, 2014; 129: 2388-2394

Al follow-up di 5 anni dello studio SYNTAX non si son viste differenze di incidenza di eventi avversi nei due gruppi se si esclude una maggiore incidenza di ictus in caso di CABG e una maggiore incidenza di TLR in caso di PCI. Si è inoltre notato che i pazienti con Syntax score >33 sembrano beneficiare maggiormente di una rivascolarizzazione chirurgica piuttosto che percutanea.
 

Impatto della sospensione precoce o tardiva della DAPT nella trombosi intra-stent medicati di prima e seconda generazione

Loh JP et al. Am J Cardiol, 2014;113(12): 1968-1976

La sospensione entro 12 mesi della DAPT è associata ad aumento di trombosi intrastent di prima generazione, mentre sembra non modificare l’incidenza di trombosi intrastent dei DES di seconda generazione. Tuttavia la sospensione precoce della DAPT è associata ad aumento della mortalità e di eventi cardiaci maggiori in entrambi i casi.

Prognosi dei pazienti ultraottantenni trattati con p-PCI dal 2001 al 2011: registro svedese SCAAR

Velders MA et al. Am Heart J, 2014;167(5): 666-673

Se confrontati con pazienti tra 70-79 anni, la prognosi dei pazienti ultraottantenni è rimasta pressoché costante nel tempo, nonostante il cambiamento nelle caratteristiche cliniche e nel tipo di trattamento. L’aumento dell’età comporta un aumento del rischio di eventi avversi ad 1 anno, ma la sopravvivenza dopo la fase acuta dopo la p-PCI migliora la prognosi.

Controllo ad 1 anno di pazienti diabetici trattati con BVS a rilascio di everolimus (analisi pooled dei trial ABSORB e SPIRIT)

Muramatsu T et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(5):482-493

Da un’analisi con il propensity score che paragona pazienti diabetici e non diabetici trattati con VBS e pazienti diabetici trattati con BVS ed EES, si è visto che al follow-up di 1 anno non vi sono differenze di device oriented end-point, valutato come composito di morte cardiaca, infarto miocardico e TLR. Anche l’incidenza di trombosi intrastent/intrascaffold appare simile.