SCIENTIFIC NEWS

Differenze di genere nella mortalità a breve ed a lungo termine in pazienti con STEMI trattati con pPCI

Pancholy SB et al. JAMA Intern Med, 2014; 174(11):1822-1830

Questa metanalisi ha selezionato 35 studi, 68536 pazienti di cui circa 1/3 donne. Le donne presentavano un rischio di morte intra-ospedaliera e ad 1 anno maggiore rispetto agli uomini. Se però si aggiustava l’analisi secondo i principali fattori di rischio cardiovascolare, questa differenza significativa si attenuava nella mortalità intraospedaliera, mentre scompariva nella mortalità a ad 1 anno. Alla luce di questi risultati, un ulteriore sforzo nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolari nelle donne potrebbe essere d’aiuto nel ridurre la mortalità nello STEMI. 

Ricopertura degli struts a 12 mesi: confronto con OCT tra DES di prima generazione e EES

Toledano Delgado FJ et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 84(5):720-726

Sono stati studiati con OCT 66 DES impiantati almeno 12 mesi prima, valutandone la percentuale di struts non ricoperti e di quelli malapposti. Lo spessore della ricopertura degli struts era maggiore negli EES, mentre la percentuale degli struts non ricoperti o malapposti risultava significativamente minore, sia confrontata con i SES che coi PES.

Metanalisi sull’efficacia delle statine nel prevenire l’insufficienza renale acuta da mezzo di contrasto

Ukaigwe A et al. Am J Cardiol, 2014; 114(9):1295-1302

L’utilizzo di alte dosi di statine, confrontato con basse dosi o con placebo, sembrerebbe essere vantaggioso nella prevenzione della nefropatia da mezzo di contrasto. In 12 trial randomizzati, per un totale di 5564 pazienti, la nefropatia è occorsa nel 3.4% dei casi trattati con alte dosi rispetto al 7.6% dei pazienti trattati con placebo o statine a bassa dose. Una sotto-analisi per gruppi ha mostrato che tale differenza è indipendente dalla presenza di diabete ed insufficienza renale cronica (CrCl <60 ml/min/m2).

Tempistiche e cause di morte nei pazienti sottoposti ad impianto percutaneo di valvola aortica

Saia F et al. Am Heart J, 2014; 168(5):798-806

In questo registro multicentrico di 874 pazienti in 3 centri italiani, si è visto che i predittori di mortalità intraospedaliera erano danno renale acuto di 2°-3° grado, sanguinamento minaccioso per la vita, sanguinamenti maggiori ed infarto miocardico. I predittori di morte post-dimissione erano BPCO, la frazione di eiezione alla dimissione e GFR <30 ml/min. Facendo inoltre un’analisi landmark si è visto che la mortalità entro i 6 mesi era soprattutto per causa cardiovascolare, mentre successivamente vi era un’elevata incidenza di morte per altre cause. 

Studio GEPRESS: impatto sull’outcome ad 1 anno del polimorfismo genico, della reattività piastrinica e del Syntax score nei pazienti con NSTEMI trattati con PCI

Palmerini T et al. J Am Coll Cardiol Ints, 2014; 7(10):1117-1127

Questo studio multicentrico osservazionale ha coinvolto 1053 pazienti con NSTEMI trattati con Clopidogrel e sottoposti a PCI. Nel periodo da 1 mese ad 1 anno dalla dimissione l’HPR (PRI >50%) ad 1 mese è associato ad un elevato rischio di MACE nei pazienti con un Syntax >15. Tra le varianti genetiche valutate in 750 pazienti, il polimorfismo CYP2C19*2 era l’unico associato ad HPR, ma non è risultato essere relato ad un aumento di MACE.

Somministrazione preospedaliera di Ticagrelor nei pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST

Montalescot G et al. N Engl J Med, 2014; 371:1016-1027

Lo studio multicentrico, internazionale, doppio cieco ha randomizzato 1862 pazienti con infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST. La somministrazione preospedaliera (in ambulanza) di ticagrelor rispetto alla somministrazione intraospedaliera (in laboratorio di emodinamica) non ha mostrato vantaggi statisticamente significativi in termini di risoluzione del tratto ST e di riperfusione coronarica pre procedura.

Valutazione del rischio di insufficienza renale acuta dopo rivascolarizzazione coronarica percutanea primaria con approccio radiale rispetto all’approccio femorale (dati dal PRIPITENA Urban Registry)

Cortese B et al. Am J Cardiol, 2014; 114(6):820-825

Lo studio retrospettivo (450 pazienti suddivisi in due gruppi, approccio radiale o femorale) ha mostrato che i pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica primaria per via radiale hanno un’incidenza minore di insufficienza renale acuta (8.4% vs 16.9%, p = 0.007). L’approccio femorale è inoltre associato ad una maggiore incidenza di sanguinamenti maggiori e rappresenta un fattore di rischio indipendente di danno renale acuto.

Valutazione dell’outcome a 5 anni del bypass aorto-coronarico rispetto alla rivascolarizzazione coronarica percutanea nei pazienti con frazione di eiezione ventricolare ≤50% o >50% (dati dal CREDO-Kyoto PCI/CABG Registry Cohort-2)

Marui A et al. Am J Cardiol, 2014; 114(7):988-996

3584 pazienti con malattia coronarica trivasale o del tronco comune sottoposti in prima istanza a rivascolarizzazione coronarica percutanea (PCI) sono stati selezionati dal registro totale.
Il rischio di morte cardiaca e per ogni causa a cinque anni dopo PCI rispetto al bypass aorto-coronarico non mostra differenza significativa nei pazienti con frazione di eiezione ventricolare conservata (FE >50%) mentre è significativamente maggiore nei pazienti con FE ≤50%; nei pazienti con riduzione della FE moderata (35-50%) o severa (≤ 35%) aumenta significativamente il rischio di morte cardiaca e risulta aumentato il rischio di morte per ogni causa.

Impianto di stent medicati di seconda generazione seguito da 6 o 12 mesi di doppia terapia antipiastrinica (The SECURITY Randomized Clinical Trial)

Colombo A et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(20):2086-2097

1399 pazienti con angina stabile, instabile o silente, sottoposti a rivascolarizzazione miocardica con impianto di stent medicati di seconda generazione, sono stati randomizzati a doppia terapia antipiastrinica (DAPT) di sei o dodici mesi. Lo studio multicentrico ha dimostrato, ad un follow up di dodici mesi, la non inferiorità della DAPT di sei mesi rispetto ai dodici mesi, in termini di incidenza di morte cardiaca, infarto miocardico, stroke, trombosi di stent definita/probabile e sanguinamenti di 3 o 5 tipo secondo la classificazione BARC.

Studio STREAM: strategia farmaco invasiva versus p-PCI in pazienti con STEMI che non potevano essere sottoposti a rivascolarizzazione percutanea in 1 ora.

Sinnaeve PR et al. Circulation, 2014; 130:1139-1145

A 30 giorni il gruppo sottoposto a terapia farmacologica presentava una minor incidenza del composito di morte, shock, scompenso cardiaco e reinfarto, seppur in assenza di significatività statistica. Ad 1 anno la mortalità per tutte le cause e la mortalità per cause cardiache è risultata simile nei 2 gruppi. 

Dallo studio SORT OUT IV: follow up a 3 anni dopo rivascolarizzazione con EES e SES

Okkels Jensen L et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(8):840-848

Lo studio SORT OUT IV ha mostrato una non inferiorità di EES con SES a 9 mesi. A 3 anni non si è vista differenza in MACE (composto di morte per cause cardiache, infarto miocardico, TVR e trombosi intrastent) tra i due gruppi. In aggiunta nel gruppo trattato con EES è presente una riduzione significativa della trombosi intrastent e della trombosi intrastent molto tardiva. 

Dal registro SCAAR: analisi della trombosi intrastent di nuova generazione nei pazienti con STEMI

Sarno G et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(1):16-24

I pazienti con STEMI trattati con stent medicati di nuova generazione presentano un minor rischio di trombosi intrastent precoce e tardiva rispetto ai DES di vecchia generazione e ai BMS. Il rischio di trombosi molto tardiva è risultato simile tra DES di nuova generazione e BMS fino a 3 anni di follow-up, mentre è risultata maggiore nei DES di vecchia generazione paragonati ai BMS.

Follow up a lungo termine delle occlusioni croniche

George S et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(3):235-243

Dal registro del Regno Unito sul trattamento elettivo delle occlusioni croniche è stato notato un aumento della sopravvivenza in caso di efficacia della rivascolarizzazione a prescindere dal vaso trattato. Tale miglioramento è proporzionale al numero di vasi trattati efficacemente.

Confronto tra rivascolarizzazione ibrida e by-pass nei pazienti con più di 65 anni e con coronaropatia multivaso

Harskamp RE et al. Am J Cardiol, 2014; 114(2): 224-229

Un confronto con propensity score ha mostrato che la rivascolarizzazione ibrida (mammaria su discendente anteriore e PCI delle restanti lesioni) nei pazienti ad alto rischio presenta una percentuale di eventi avversi a 30 giorni simile al by-pass, con meno complicanze procedurali, necessità di trasfusioni e drenaggi, e meno giorni di degenza. A 3 anni di follow-up la mortalità è simile. 

Confronto tra donne e uomini con infarto miocardico acuto sui meccanismi di aterotrombosi e risposta vascolare a procedura di angioplastica primaria. Risultati dello studio OCTAVIA

Guagliumi G et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(9):958-968

Lo studio prospettico multicentrico ha analizzato 140 uomini e donne comparabili per età,  sottopoposti ad angioplastica primaria con everolimus-eluting stent e ha dimostrato un’incidenza simile di rottura di placca e nessuna differenza relata al sesso in termini di composizione del trombo aspirato e livelli di biomarcatori sierologici immuni e infiammatori. A nove mesi le donne hanno mostrato lo stesso livello di endotelizzazione dello stent e di ostruzione neointimale intrastent analizzata con tecnica OCT (intravascular optical coherence tomography). 

Angioplastica percutanea con everolimus-eluting bioresorbable vascular scaffolds (BVS) nella pratica clinica: risultati a breve e medio termine dal registro multicentrico Europeo GHOST-EU

Capodanno D et al. Eurointervention, 2014; online publish ahead of print

Sono stati analizzati 1189 pazienti con coronaropatia trattati con angioplastica percutanea con uno o più BVS in dieci centri europei tra Novembre 2011 e Gennaio 2014. L’incidenza cumulativa dell’outcome primario di target lesion failure (TLF, composto da morte cardiaca, infarto miocardico per la lesione target, o rivascolarizzazione della lesione target clinicamente guidata) è risultata accettabile (2,2% a 30 giorni, 4,4% a sei mesi, 10,1% ad un anno).
L’incidenza cumulativa di trombosi definita/probabile a breve e medio termine non è trascurabile, soprattutto nei primi trenta giorni(1.5% a 30 giorni e 2.1% a sei mesi, con 16/23 casi nei primi 30 giorni).

MGuard stent versus bare metal stent nello STEMI (studio REWARD-MI)

Fernandez-Cisnal A et al. Catheterl Cardiovasc Interv, 2014; Early View

Lo studio monocentrico ha confrontato due gruppi statisticamente comparabili di 79 pazienti con STEMI, trattati rispettivamente con impianto di MGuard stent e di stent metallico. Non è stata dimostrata alcuna differenza significativa tra i due gruppi in termini di mortalità, eventi avversi cardiaci maggiori, morte per causa non cardiaca o infarto miocardico non fatale. La target vessel revascularitation (TLR) a lungo termine (follow up medio 321 ± 12.94 giorni) è risultata statitisticamente più alta nei pazienti sottoposti ad impianto di MGuard stent (11.4% vs. 1.3% P < 0.01).

Criteri IVUS di area minima luminale indicativi di stenosi funzionale significativa del tronco comune

Park S-J et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(8):868-874

Sono stati analizzati con tecnica IVUS e FFR  112 pazienti con stenosi ostiale e media del tronco comune (diametro angiografico tra il 30 e l’80%)  ed è stato dimostrato che un valore di area minima luminale < 4.5 mm2 è indicativo di un  FFR<0.80 (77% sensibilità, 82% specificità, 84% valore predittivo positivo, 75% valore predittivo negativo, area sotto la curva: 0.83, 95% CI: 0.76 to 0.96; p < 0.001).

Valore prognostico dei sanguinamenti accesso-relati e non accesso-relati dopo PCI: metanalisi in pazienti con STEMI

Kikkert WJ et al. J Am Coll Cardiol Intev, 2014; 7(6):622-630

Lo studio ha analizzato 2002 pazienti con STEMI, valutando il valore prognostico dei sanguinamenti accesso-relati (ASB) o non accesso-relati (non-ASB) post-PCI. Inoltre è stata effettuata una metanalisi di studi che hanno effettuato la stessa analisi. I risultati hanno mostrato come nei pazienti con STEMI, gli ASB non correlano con l’outcome clinico a 1 anno, mentre i non-ASB correlano significativamente con la mortalità e la trombosi di stent a 1 anno.

Valore prognostico dell’utilizzo routinario dello “stress test imaging” a 5 anni dalla PCI: BASKET LATE IMAGING Study

Zellweger MJ et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(6):615-621

In questo studio sono stati analizzati tutti i 339 pazienti sopravvissuti a 5 anni dello studio BASKET, e sono stati sottoposti a scintigrafia miocardica da stress in modo completamente indipendente dai sintomi. I risultati hanno dimostrato che la presenza di anomalie nella scintigrafia da stress a 5 anni dalla PCI è indipendente dai sintomi, e che il gruppo con anomalie scintigrafiche presenta una più alta incidenza di MACE e morte/infarto rispetto al gruppo con scintigrafia normale, mentre l’incidenza di MACE è uguale nel gruppo con ischemia silenziosa o sintomatica. Inoltre l’incidenza dei MACE è predetta indipendentemente dalla presenza di ischemia remota ma non dalla presenza di ischemia correlata al vaso trattato o alla cicatrice residua.