SCIENTIFIC NEWS

Relazione tra il timing dell’approccio invasivo e l’outcome clinico nei pazienti con STEMI sottoposti a strategia invasiva precoce dopo fibrinolisi. Analisi dai trials clinici randomizzati sulla strategia invasiva precoce

Madan M et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(1_PB):166174

Dall’analisi di sei studi randomizzati (1238 pz) è emerso che nei pz con STEMI sottoposti a fibrinolisi l’esecuzione precoce dello studio angiografico (<2 ore) non è associato a un maggior rischio di sanguinamento intraospedaliero. L’esecuzione della coronarografia entro quattro ore dalla comparsa dei sintomi riduce in modo significativo la mortalità a 30 giorni per morte o reinfarto e l’incidenza di ischemia ricorrente a un mese. 

Outcome dei pazienti con shock cardiogeno trattati con PCI nell’era contemporanea: analisi dal registro della società Britannica di cardiologia interventistica

Kunadian V et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2014; 7(12):1374-1385

Da un registro di circa 7000 pazienti con SCA complicata da shock cardiogeno sottoposti a PCI, la mortalità rimane alta nonostante i progressi della cardiologia interventistica. La mortalità ad 1-3 e 12 mesi è stata rispettivamente del 37.3%, 40% e 44.3%. L’età avanzata, la presenza di diabete, nefropatia, necessità di ventilazione meccanica o di contropulsatore e la necessità di angioplastica su tronco comune sono tutti fattori legati a un’elevata mortalità a 1 anno.

Rischio di eventi cardiovascolari in pazienti con recente stent che si sottopongono a chirurgia non cardiaca

Holcomb CN et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(25):2730-2739

Da questo studio retrospettivo americano, che ha coinvolto circa 60.000 pazienti sottoposti a PCI, si evince che i pazienti che si sottopongono a chirurgia non cardiaca presentano un rischio maggiore di eventi cardiovascolari rispetto ai pazienti che non necessitano di interventi chirurgici (3.1% vs. 1.9%). Il rischio è maggiore immediatamente dopo stent medicato (3.5%) e si stabilizza all’1% dopo 6 mesi. 

Incidenza, predittori e impatto prognostico delle complicanze emorragiche tardive post TAVR

Généreux P et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(24):2605-2615

In 2401 pazienti appartenenti allo studio PARTNER, sopravvissuti a 1 mese dall’impianto, il 5.9% ha presentato complicanze da emorragia tardiva. Nel 40.8% si è trattato di complicanze gastro-intestinali, a seguire neurologiche e traumatiche. I predittori per sanguinamento tardivo sono un’anemia di base, fibrillazione o flutter atriale, leak paravalvolare moderato o severo a 30 giorni e maggior massa ventricolare. La presenza di sanguinamento maggiore tardivo rappresenta un forte predittore indipendente di mortalità tra 1 mese e 1 anno. Questa popolazione perciò necessita di una terapia antitrombotica commisurata al rischio emorragico del singolo individuo.

pPCI della lesione culprit versus pPCI multivaso in corso di STEMI in pazienti con coronaropatia multivasale

Bilal Iqbal M et al. Circ Cardiovasc Qual Outcomes, 2014; 7:936-943

Circa 2/3 dei pazienti con STEMI presenta coronaropatia multivasale e la strategia ottimale per il trattamento delle lesioni non culprit è tuttora materia di dibattito. In questo studio osservazionale londinese la rivascolarizzazione della sola lesione culprit durante pPCI è associata ad una riduzione dei MACE durante il ricovero (odds ratio, 0.38; 95% CI, 0.15–0.96;P=0.040) e ad un aumento della sopravvivenza ad 1 anno (hazard ratio, 0.44; 95% CI, 0.21–0.93; P=0.033).

Risultati dal registro ASSURE sugli stent riassorbili Absorb

Wohrle J et al. Eurointerv, 2014; online publish ahead of print

I risultati ad un anno di questo registro tedesco su 183 pazienti con malattia coronarica de novo sottoposti ad impianto di stent riassorbibili Absorb, suggeriscono che questo tipo di stent è associato ad outcomes favorevoli sia clinici che funzionali (nonostante una sovrastima visiva del diametro di riferimento del vaso).

Ruolo della differenza di genere negli outcomes ospedalieri successivi ad angioplastica percutanea. Risultati del Belgian Working Group on Interventional Cardiology. Il registro BWGIC

Lempereur M et al. Eurointerv, 2014; online publish ahead of print

Il registro, che include 130,985 pazienti sottoposti ad angioplastica in Belgio tra il 2006 e il 2011, ha dimostrato che il sesso femminile rappresenta un predittore indipendente di mortalità intraospedaliera (2.5% nelle donne vs 1,6% negli uomini, odds ratio 1.35, 95% CI: 1.22-1.49, p<0.0001).

Outcomes della terapia ponte preoperatoria nei pazienti sottoposti a chirurgia dopo impianto di stent coronarico. Metanalisi di 280 pazienti da otto studi

Warshauer J et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 85(1):25-31

La metanalisi, che include 280 pazienti, ha mostrato che nei pazienti sottoposti a chirurgia dopo impianto di stent coronarico, la terapia ponte con inibitori delle glicoproteine IIb/IIIa non annulla il rischio di trombosi di stent [incidenza 1.3% (95% CI 0.3–3.0%)] e potrebbe determinare un aumento del rischio emorragico [incidenza di ogni sanguinamento 20.6% (95% CI 4.8–43.2%)].

Resistenza e rottura dello stent coronarico: confronto dei diversi design utilizzando un test di piegamento ripetitivo

Ormiston J et al. EuroIntervention, 2014; 10-online publish ahead of print

Sono stati confrontati con un test di piegamento ripetitivo sei strutture diverse di stent (BioMatrix Flex, Vision, MULTI-LINK 8, Element, Promus PREMIER and Integrity).  Lo stent che è andato incontro a rottura più precocemente è stato il BioMatrix Flex. Le strutture più flessibili (Element, Promus PREMIER and Integrity) non si sono fratturate e in generale gli stent con tre connettori tra le maglie sono andati più facilmente incontro a rottura rispetto a quelli con due connettori. 

Utilizzo e validazione del Survival postTavi Score per la valutazione della sopravvivenza dopo impianto percutaneo di valvola aortica per stenosi aortica

D'Ascenzo F et al. Am J Cardiol, 2014; 114(12):1867-1874

Il Survival postTavi Score, che in questo studio viene confrontato con il  Society of Thoracic Surgeons score, rappresenta uno strumento semplice e accurato di valutazione del rischio di mortalità a breve (30 giorni) e a medio termine (1 anno) nei pazienti sottoposti a TAVI. In particolare la storia di ictus precedente, l’inverso della clearance renale e la pressione sistolica arteriosa polmonare > 50mmHg si sono dimostrati fattori predittivi indipendenti di mortalità ad un anno. 

Valutazione multicentrica della valvola aortica percutanea con pallone espandibile di prossima generazione

Webb J et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(21):2235-2243

L’utilizzo della valvola SAPIEN 3 (Edwards Lifesciences Inc., Irvine, California) in 150 pazienti con stenosi aortica severa e con un profilo di rischio chirurgico medio-alto si è dimostrato più vantaggioso in termini di semplicità di utilizzo, accuratezza nel posizionamento e continenza paravalvolare, rispetto alle valvole percutanee già disponibili. L’incidenza di mortalità e ictus associata all’accesso transfemorale è tra le più basse mai riportate e ciò porta a considerare questo approccio come una valida alternativa alla cardiochirurgia nei pazienti a rischio operatorio intermedio. 

Effetto della terapia con Atorvastatina sullo spessore della parete fibrosa della placca aterosclerotica coronarica valutato mediante Optical Coherence Tomography. The EASY-FIT Study

Komukai K et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(21):2207-2217

L’assunzione quotidiana di 20 mg di atorvastatina, rispetto a 5 mg al giorno, aumenta in modo significativo lo spessore della parete fibrosa della placca aterosclerotica valutata mediante OCT; tale aumento a sua volta è associato con una riduzione significativa delle lipoproteine sieriche aterogeniche e dei biomarcatori infiammatori.

Utilità dell’indice caviglia-braccio (ABI) nel predire elevato SYNTAX score, miocardio a rischio e rivascolarizzazione coronarica incompleta

Sebastianski M et al. Am J Cardiol, 2014; 114(11):1745-1749

In una popolazione di 814 adulti candidati a coronarografia, la presenza di arteriopatia periferica (ABI≤0.90) era associata più frequentemente ad un Syntax score ≥33 (OR 4.3), dopo aggiustamento per i tradizionali fattori di rischio cardiovascolari. In modo simile tali pazienti presentavano un elevato Duke jeopardy score sia al baseline che dopo rivascolarizzazione, indice di coronaropatia complessa e a possibile peggior outcome. 

Incidenza, caratteristiche angiografiche e outcome dei pazienti con infarto miocardico con minimo sopraslivellamento del tratto ST

Martì D et al. Am Heart J, 2014; 168(6): 884-890

In questo studio sono stati arruolati 504 pazienti consecutivi con sospetto STEMI, di cui il 18.3% presentava ST sopraslivellato tra 0.1 e 1 mm. Di questi, l’86%  aveva TIMI 0/1 alla coronarografia e presentava più frequentemente una coronaropatia multivaso, maggiore ritardo per la riperfusione, senza miglior outcome rispetto ai pazienti con sopraslivellamento ST più marcato.  

DES di seconda generazione seguiti da DAPT per 6 vs 12 mesi. Studio randomizzato SECURITY

Colombo A et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(20): 2086-2097

Nella popolazione a basso rischio sottoposta ad angioplastica con DES di seconda generazione, coinvolta in questo studio, è stata dimostrata l’ipotesi di non-inferiorità della sospensione della DAPT dopo 6 mesi per quanto concerne l’incidenza di morte, infarto miocardico, ictus, trombosi intrastent e sanguinamenti tipo BARC 3 o 5 al follow up a 12 mesi.

Cause di morte a breve e lungo termine in pazienti sottoposti a p-PCI per STEMI

Pedersen F et al. J Am Coll Cardiol, 2014; 64(20):2101-2108

Un registro di 2804 pazienti seguiti per una mediana di 4,7 anni ha mostrato che le principali cause di morte entro 1 mese erano shock cardiogeno e anossia cerebrale. Dopo 30 giorni, il rischio annuale di morte per cause cardiache era minore dell’1,5%. Le cause di morte erano nel 65% non cardiache (neoplasie e patologie polmonari).

La nuova generazione di stent medicati per l'infarto miocardico con ST sopraslivellato: un nuovo paradigma per la safety

Garg A et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 84(6):955-962

L'utilizzo della nuova generazione di stent medicati ha mostrato, in un gruppo di 3464 pazienti sottoposti ad angioplastica primaria per STEMI (2003-2011), una minore incidenza di trombosi di stent (ST) in confronto all'utilizzo di stent metallico (1.4% vs. 3.8%, P=0.031) e una minore tendenza di ST rispetto alla generazione precoce di stent medicati (1.4% vs. 3.3%, P=0.17).

Tromboaspirazione nei pazienti sottoposti ad angioplastica primaria: dati complessivi al 2013

Kumbhani DJ et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 84(6): 973-977

Questa metanalisi ha analizzato un totale di 11321 pazienti di 20 studi randomizzati sulla tromboaspirazione nello STEMI in opposizione alla procedura di angioplastica primaria isolata. La procedura di tromboaspirazione determina una significativa riduzione di eventi clinici avversi, in particolare in termini di mortalità tardiva (6-12 mesi), reinfarto e trombosi di stent.

Impatto della tecnica di trattamento con stent di lesione alla biforcazione sull’outcome clinico nei pazienti con lesione della biforcazione coronarica tipo medina 0,0,1: risultati del registro COBIS II (COronary BIfurcation Stenting)

Jang WJ et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 84(5): E43-E50

Lo studio ha confrontato due gruppi di pazienti con lesione coronarica alla biforcazione (tipo Medina 0,0,1) sottoposti ad angioplastica con stent medicato, comparando l'utilizzo della tecnica ad uno stent versus tecnica a due stent, per un follow up medio di 36,6 mesi. L'utilizzo della tecnica a due stent sembra essere associata ad un migliore outcome clinico in termini di target lesion revascularization (TLR) e target lesion failure (TLF, morte cardiaca, infarto miocardico o TLR).

Impatto del diabete mellito e della sindrome metabolica sulla reattività piastrinica in terapia cronica e acuta con clopidogrel nei pazienti con malattia coronarica stabile sottoposti ad impianto di stent medicato

Feldman L et al. Am Heart J, 2014; 168(6):940-947.e5

Nei pazienti affetti da malattia coronarica cronica sottoposti ad impianto di stent medicato il diabete mellito e la sindrome metabolica si sono dimostrati predittori indipendenti di alta reattività piastrinica al clopidogrel  (HCPR) dopo dose di carico (600 mg). Nella terapia di mantenimento con clopidogrel (quattro mesi a 75 mg/die) solo il diabete mellito rappresenta un predittore indipendente di HCPR.