SCIENTIFIC NEWS

Predittori di outcome a lungo termine in pazienti sottoposti ad angioplastica percutanea

Landes U et al. Am J Cardiol, 2015; 115(7):855-859

Dai dati di 11441 pazienti consecutivi sottoposti a PCI dal 2004 al 2013 in un ospedale terziario, si è visto che erano prevalentemente maschi, il 42% diabetici, il 61% affetto da SCA e il 7.8% da STEMI. Sono stati utilizzati DES nel 43.4% dei casi, BMS nel 52%, solo pallone nel 4.6%. All'analisi multivariata, in aggiunta ai classici predittori di morte e IMA (età, genere femminile, angioplastica in emergenza e diabete), sono da considerare, nella stratificazione del rischio, la presenza di anemia, storia di insufficienza renale e disfunzione ventricolare moderato-severa. L'uso di DES è associato a miglior outcome (HR 0.70, p <0.001).

Impatto prognostico del pretrattamento con clopidogrel nel pazienti con sindrome coronarica acuta sottoposti a trattamento invasivo

Almendro-Delia M et al. Am J Cardiol, 2015;115(8):1019-1026

Questo studio di coorte su larga scala (9621 pazienti) ha dimostrato come il pretrattamento con clopidogrel, esclusivamente nei pazienti con STEMI, riduca in modo significativo l’incidenza di morte e di eventi ischemici, con un netto vantaggio clinico nonostante un aumentata incidenza di sanguinamenti minori.

Durata della degenza e outcome clinico nei pazienti anziani con STEMI sottoposti ad angioplastica primaria. Report dal National Cardiovascular Data Registry

Swaminathan RV et al. J Am Coll Cardiol, 2015;65(12):1161-1171

I pazienti con più di 65 anni sottoposti ad angioplastica primaria per STEMI dimessi precocemente (< 72 ore) mostrano un’incidenza di mortalità a 30 giorni e di eventi cardiovascolari maggiori sovrapponibile ai pazienti dimessi in quarta e quinta giornata di degenza.  

Trial randomizzato sulla rivascolarizzazione completa o parziale nei pazienti sottoposti ad angioplastica primaria con STEMI e malattia coronarica multivasale. The CULPRIT Trial

Gershlick AH et al. J Am Coll Cardiol, 2015;65(10):963-972

Nei pazienti con malattia coronarica multivasale sottoposti ad angioplastica primaria, la rivascolarizzazione completa pre dimissione, in confronto alla rivascolarizzazione della sola lesione culprit, riduce in  modo significativo l’incidenza a 12 mesi di eventi cardiovascolari maggiori.

Associazione tra l’impieto di fondaparinux o eparina a basso peso molecolare e outcome clinico nei pazienti con NSTEMI

Szummer K et al. JAMA, 2015:313(7):707-716

Questo studio svedese di coorte su larga scala (40616 pazienti consecutivi con NSTEMI), ha dimostrato che nel setting della pratica clinica l’utlizzo del fondaparinux, rispetto all’eparina a basso peso molecolare, è associato a un rischio minore di sanguinamenti maggiori e di morte, sia intraospedaliera che a lungo termine (180 giorni).

Utilità dell’OCT durante impianto di Absorb

Allahwala U et al. EuroIntervention, 2015; 10:1154-1159

L’introduzione di BVS rappresenta un importante passo in avanti nell’angioplasatica percutanea. L’uso dell’OCT può individuare complicanze intraprocedurali e garantire un’ottimo rilascio dello scaffold. 19 pazienti sottoposti ad impianto di 29 BVS sono stati sottoposti a controllo OCT dopo aver ottenuto un risultato angiografico ottimale. Di 29 BVS analizzati 28% ha necessitato di ulteriore ottimizzazione: 3 per malapposizione e 5 per sottoespansione dello scaffold, mostrando come l’uso di OCT possa ottimizzare ulteriormente l’impianto di BVS.

Confronto tra DES e BMS nei pazienti sottoposti a chirurgia non cardiaca

Bangalore S et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 85(4):533-541

Analizzando gli outcome a 30 e 90 giorni dopo l’intervento chirurgico di pazienti sottoposti a PCI tra il 2004 ed il 2007 in Massachussets, non si sono evidenziate differenze tra DES e BMS a 30 giorni dopo l’intervento chirurgico.  Si è notata una riduzione degli eventi clinici con l’uso dei DES se l’intervento era effettuato a più di 90 giorni dalla PCI, suggerendo che può non essere necessario attendere 12 mesi per un intervento chirurgico dopo DES. 

Dal follow-up a 5 anni dello studio SYNTAX: la terapia medica ottimale migliora gli outcome dei pazienti sottoposti a PTCA e a by-pass aorto coronarico

Iqbal J et al. Circulation, 2015; 131:1269-1277

Da questo studio multicentrico di 1800 pazienti si è visto che quelli sottoposti a rivascolarizzazione (soprattutto chirurgica) non sempre sono trattati con terapia medica ottimale (associazione di antiaggregante, statina, b-bloccante, ACE-I o ARB). A 5 anni la terapia medica ottimale è un predittore indipendente di sopravvivenza ed è associata ad una diminuzione della mortalità (HR 0.64, 95% CI 0.48-0.85, p=0.002) e dell’evento composito di morte/infarto/ictus (HR 0.73, 95% CI 0.58-0.92, p=0.007).

Valutazione invasiva nei pazienti con angina in assenza di lesioni coronariche angiograficamente ostruttive

Lee B-K et al. Circulation, 2015; 131:1054-1060

In questo lavoro, la valutazione con IVUS, FFR, IMR, CFR e di funzionalità endoteliale dei pazienti con angina in assenza di lesioni ostruttive ha evidenziato delle anomalie coronariche altrimenti occulte, in assenza di complicanze. Questi pazienti sono per il 77% donne e solo il 23% di questi non presentava alcuna spiegazione a livello coronarico per i sintomi anginosi. Per tale motivo, in questi casi si consiglia un’attenta valutazione invasiva per una corretta strategia terapeutica.

Effetto dell’insufficienza aortica sull’outcomes in seguito ad impianto di valvola aortica percutanea

Ewe SH et al. Am J Cardiol, 2015; 115(5):664-669

L’insufficienza aortica post-impianto percutaneo di valvola aortica, di tipo massivo e paravalvolare tende a peggiorare nel tempo e anche se i parametri ecocardiografici sono sovrapponibili nei pazienti con o senza insufficienza aortica significativa, i pazienti con insufficienza aortica, a sei mesi dalla procedura, di grado ≥2 hanno una riduzione significativa della sopravvivenza a due anni.

Outcomes dei pazienti inoperabili sintomatici per stenosi aortica non sottoposti a sostituzione valvolare. Risultati dal PARTNER TRIAL (Placement of AoRtic TraNscathetER Valve Trial)

Kapadia S et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(2):324-333

Nei pazienti inoperabili (179 pz) con stenosi aortica sintomatica, la valvuloplastica aortica si è dimostrata una terapia palliativa,  determinando un miglioramento dello stato funzionale e della sopravvivenza solo a breve termine (tre mesi). 

Aumento della sopravvivenza a lungo termine nella rivascolarizzazione rispetto alla terapia medica nei pazienti con occlusioni totali croniche coronariche e un circolo collaterale ben sviluppato

Jang WJ et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(2):271-279

Lo studio condotto su 738 pazienti con occlusioni coronariche croniche totalie un circolo collaterale ben sviluppato, ha dimostrato che la rivascolarizzazione percutanea, rispetto alla terapia medica, può ridurre in modo significativo il rischio a lungo termine di morte cardiaca ed eventi avversi cardiaci maggiori.

Le lesioni ischemiche cerebrali dopo stenting carotideo aumentano il rischio cerebrovascolare a lungo termine

Gensicke H et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 65(6):521-529

Il sottostudio dell’ICSS (International Carotid Stenting Study),condotto su 124 pazienti sottoposti a stenting carotideo, ha dimostrato che nei soggetti con lesioni cerebrali post procedurali evidenziate alla risonanza cerebrale magnetica si verifica una maggiore incidenza di ictus ricorrente o transient ischemic attack,  con una incidenza cumulativa a cinque anni del 22,8%.

OCT nella neo-aterosclerosi intrastent dopo impianto di stent medicato di seconda generazione

Lee S-Y et al. Circ Cardiovasc Interv, 2015; 8: e001878

Un registro coreano ha valutato in modo retrospettico 212 DES di prima e seconda generazione con >50% di neointima alla CSA. Di questi il 27.4% presentava neoaterosclerosi, definita come presenza di calcificazioni o lipidi all’OCT. L’età dello stent era minore nei DES di seconda generazione (12.4 mesi vs 55.4,P<0.001), così come la neoaterosclerosi (10.8% vs 45.5%, P<0.001). Dopo un aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolari, l’insufficienza renale, il valore di LDL al follow-up e l’età dello stent erano tutti predittori indipendenti per neoaterosclerosi, mentre il tipo di stent non lo era.

Impatto dell’insufficienza renale cronica dopo TAVI: risultati dal registro FRANCE2

Oguri A et al. EuroIntervention 2015;10:e1-e9

Dal registro francese FRANCE 2, sono stati analizzati 2929 pazienti consecutivi e suddivisi in base alla severità dell’insufficienza renale. Si è visto che la mortalità era correlata alla severità dell’insufficienza renale: gli stadi 4 e 5 erano associati a un rischio significativamente maggiore di mortalità a 30 giorni e ad 1 anno, rispetto allo stadio 1 e 2, dato prevalentemente da un aggravamento dell’insufficienza renale e da infezioni. Inoltre tutti i pazienti con insufficienza renale presentavano un rischio maggiore di IRA di pari passo con la gravità dell’insufficienza renale.

Confronto tra EES e PCB nella restenosi intrastent dopo fallimento del PCB

Kubo S et al. EuroIntervention 2015;10:e1-e8

Sebbene l’uso dei PCB sia riconosciuto efficace nel trattamento della restenosi intrastent, non è ancora chiaro se sia altrettanto valido nel trattamento della restenosi dopo fallimento dello stesso pallone medicato. In questo studio sono state valutate 93 lesioni da restenosi intrastent già sottoposte a trattamento con PCB: 53 trattate con EES, 40 nuovamente con PCB. Al controllo angiografico a 6-8 mesi MLD era maggiore, mentre la restenosi minore nel gruppo trattato con EES. A 2 anni, l’incidenza di TLR è risultata essere significativamente minore nel gruppo trattato con EES.

Implicazioni prognostiche delle calcificazioni di grado severo nei pazienti che si sottopongono a by-pass

Bourantas CV et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 85(2):199-206

1/3 dei pazienti sottoposti a by-pass nello studio Syntax presentavano severe calcificazioni coronariche. Un’analisi retrospettiva ha mostrato che a 5 anni presentano una mortalità significativamente più elevata, mentre la presenza di severe calcificazioni non è risultato essere predittore indipendente per MACE. Questo paradosso può essere spiegato dal fatto che il by-pass assicura una perfusione a valle del segmento malato, minimizzando così il rischio di eventi coronarici dovuti alla progressione di malattia.

Incidenza e impatto dell’occlusione totale della coronaria culprit nei pazienti con NSTEMI

Warren J et al. Am J Cardiol, 2015; 115(4): 428-433

In 1319 pazienti con NSTEMI e malattia coronarica monovasale è stato osservato che in 1 paziente su 5 l’occlusione del vaso culprit è totale, ma tale caratteristica non è associata a un aumentato rischio di morte e reinfarto a un anno. 

Relazione tra la funzione ventricolare sinistra e insufficienza renale acuta nei pz con STEMI sottoposti ad angioplastica primaria

Shacham Y et al. Am J Cardiol, 2015; 115(3):293-297

In questo studio retrospettivo su 380 pz con STEMI la frazione di eiezione del ventricolo sinistro si è dimostrata un potente predittore indipendente di insufficienza renale acuta, per ogni singolo punto percentuale di riduzione.

Confronto tra Absorb BVS ed Everolimus-Eluting Metallic Stent nello STEMI: risultati a un anno. Lo studio BVS-EXAMINATION

Brugaletta S et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(1_PB):189-197

A un anno di follow up i pazienti con STEMI trattati con Absorb BVS hanno mostrato incidenze comparabili, confrontate con i pazienti trattati con EES o BMS, di morte cardiaca, reinfarto e target lesion revascularization pur mostrando un’incidenza maggiore di trombosi di stent definita/probabile a 30giorni (2.1% vs. 0.3%, p = 0.059; vs. 1.0%, p = 0.324, rispettivamente).