SCIENTIFIC NEWS

Rischi e benefici del prolungamento della doppia terapia antiaggregante dopo angioplastica coronarica nei pazienti con o senza infarto miocardico acuto

Yeh RW et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 65(20):2211-2221

In 11648 pazienti sottoposti a stenting coronarico, con e senza infarto miocardico, è stato dimostrato che il prolungamento della doppia terapia antiaggregante a 30 mesi, rispetto a 12 mesi, riduce il rischio di trombosi di stent e di infarto miocardico, con un incremento dell’incidenza dei sanguinamenti. 

Precision medicine to improve use of bleeding avoidance strategies and reduce bleeding in patients undergoing percutaneous coronary intervention: prospective cohort study before and after implementation of personalized bleeding risks

Spertus JA et al. BMJ, 2015; 350:h1302

In questo lavoro si sottolinea l’importanza di una stratificazione del rischio di sanguinamento nei pazienti che devono essere sottoposti ad angioplastica. Tale stratificazione infatti permette di utilizzare con efficacia tutte le strategie per minimizzare il rischio di sanguinamento intra e periprocedurale, soprattutto nei pazienti ad alto rischio.

The ABSORB EXTEND study: preliminary report of the twelve-month clinical outcomes in the first 512 patients enrolled

Abizaid A et al. Eurointervention, 2015;10:1396-1401

Lo studio prospettico ABSORB EXTEND, che segue i già noti studi sugli scaffold riassorbibili ha mostrato, nella sua analisi preliminare dei primi 512 pazienti arruolati, una bassa incidenza di MACE e probabile trombosi intrascaffold ad un anno dall’impianto.

DESSOLVE II trial

Wijns W et al. EuroIntervention, 2015;10:1383-1390

Il DESSOLVE II ha dimostrato la superiorità dello stent a polimero riassorbibile rispetto allo ZES nell’end point primario di efficacia (late lumen loss a 9 mesi). Alla valutazione con OCT, la percentuale di ricopertura degli strut era alta e gli endpoint di sicurezza (compresa la trombosi intrastent) bassi in entrambi i tipi di stent.

Insights From the FUTURA/OASIS-8 Trial

Ducrocq G et al. Circ Cardiovasc Interv, 2015; 8: e002044

Nel trial randomizzato FUTURA OASIS-8 sui pazienti con NSTEMI, il valore di ACT picco durante la procedura <300 sec è stato identificato come valore soglia per un aumentato rischio di complicazioni trombotiche, quali morte, infarto miocardico e TVR. Non è stato d’altra parte individuato un valore soglia che predica le complicanze emorragiche. 

The DKCRUSH-VI Trial (Double Kissing Crush Versus Provisional Stenting Technique for Treatment of Coronary Bifurcation Lesions VI)

Chen S-L et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(4):536-546

In questo studio che ha coinvolto 320 pazienti con lesioni in biforcazione, l’angioplastica con provisional stent nel SB guidato da FFR non si è rivelata superiore a quella guidata dall’angiografia in termini di eventi clinici ad 1 anno. Si è inoltre visto che il posizionamento di stent nel SB è fallito in un numero non esiguo di casi, e che la rilevazione dell’FFR nel SB non è stata possibile del 9% dei casi dopo posizionamento dello stent nel MB. Saranno necessari altri trial con una stratificazione delle lesioni in biforcazione secondo la  loro complessità per sancire la superiorità della tecnica provisional guidata dall’FFR.

Differenze di genere nella riperfusione dei giovani pazienti con STEMI. Risultati dallo studio VIRGO

D'Onofrio G et. Circulation, 2015; 131:1324-1332

Questo studio americano di coorte ha dimostrato che rispetto agli uomini le giovani donne con STEMI ricevono meno frequentemente la terapia riperfusiva e con più latenza temporale. Le disparità di genere sono ancora più pronunciate nelle pazienti trasferite in altra sede per l’angioplastica percutanea o che ricevono la terapia fibrinolitica. 

Terapia anticoagulante e outcomes nei pazienti con scompenso cardiaco acuto o preesistente e sindrome coronarica acuta. Risultati dal “APixaban for PRevention of Acute ISchemic Events 2 trial”

Cornel JH et al. Am Heart J, 2015; 169(4):531-538

Nei pazienti ad alto rischio con sindrome coronarica acuta sia lo scompenso cardiaco acuto che preesistente risulta associato ad un aumentato rischio di eventi avversi subentranti; l’impiego di apixaban in questi pazienti non ne riduce in modo significativo l’incidenza, ma ha mostrato una lieve riduzione di eventi avversi nel gruppo di pazienti affetti da scompenso cardiaco acuto. 

Outcomes a lungo termine dopo sostituzione valvolare aortica transcatetere nei pazienti ad alto rischio con stenosi aortica severa. Risultati dal “U.K. Transcatheter Aortic Valve Implantation Registry”

Duncan A et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(5):645-653

Il registro inglese sulle TAVI (2007-2009) riporta una sopravvivenza a tre e a cinque anni rispettivamente del 38.8% e 54.5%. La sopravvivenza a lungo termine è determinata da fattori intrinseci del paziente (età, funzionalità renale, disfunzione ventricolare, coronaropatia e fibrillazione atriale). Lo stroke periprocedurale è il solo predittore indipendente di mortalità a differenza di altre variabili procedurali come il leak paravalvolare.

Aterosclerosi carotidea subclinica e invecchiamento vascolare precoce dopo esposizione a basse dosi di radiazioni ionizzanti a lungo termine. Studio genetico, di telomeri e vascolare nello staff di Laboratorio di emodinamica

Andreassi MG et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015;8(4):616-627

Questo studio condotto su 223 soggetti impiegati in Laboratorio di emodinamica ha dimostrato che l’esposizione a basse dosi di radiazioni a lungo termine è associata ad aterosclerosi precoce in termini di incremento di spessore parietale carotideo ed accorciamento telomerico.

The ISAR-TRIPLE Trial

Fiedler KA et al. J Am Coll Cardio, 2015; 65(16):1619-1629

Lo studio randomizzato ISAR-TRIPLE ha mostrato come l’associazione di DAPT con ASA e Clopidogrel in corso di terapia anticoagulante orale per 6 settimane dopo impianto di stent medicato non sia superiore alla terapia per 6 mesi in termini di morte, infarto miocardico, stroke o TIMI major bleeding.

The BRIGHT Randomized Clinical Trial

Han Y et al. JAMA, 2015; 313(13):1336-1346

Il BRIGHT trial ha confrontato l’uso di bivalirudina con l’uso di eparina associata o meno a tirofiban nei pazienti sottoposti ad angioplastica primaria. Nei 2194 pazienti arruolati, l’uso di bivalirudina ha portato ad una diminuzione degli eventi avversi, principalmente grazie ad una riduzione dei sanguinamenti, senza differenze in MACCE o trombosi intrastent.

Trial of Everolimus-Eluting Stents or Bypass Surgery for Coronary Disease

Park S-J et al. N Engl J Med, 2015; 372:1204-1212

Questo trial randomizzato ha confrontato il by-pass aortocoronarico con l’uso di stent medicato di seconda generazione in 880 pazienti con coronaropatia multivasale stabile. L’incidenza di MACE (composito di morte, infarto e TVR) a 2 anni dall’arruolamento è risultata maggiore nel gruppo di pazienti trattati con angioplastica con stent medicato di seconda generazione (P = 0.32 per la non inferiorità).

TAC coronarica nei pazienti con angina (SCOT-HEART): studio open-label, multicentrico, in parallelo

The SCOT-HEART investigators. Lancet, 2015; 9985(385):2383-2391

Questo studio scozzese su 4146 pazienti ha mostrato un vantaggio effettivo della TAC coronarica nei pazienti con angina e sospetta malattia coronarica in termini di definizione della diagnosi a breve termine, orientamento terapeutico e, anche se in modo non significativo, di incidenza di infarto a lungo termine.

Trial randomizzato sull’angioplastica coronarica primaria con o senza trombectomia manuale di routine

Jolly SS et al. N Engl J Med 2015; 372:1389-1398

Questo studio randomizzato su 10732 pazienti con STEMI ha dimostrato l’assenza di un vantaggio clinico della trombectomia manuale, ad un follow up di 180 giorni; il suo utilizzo è invece correlato ad un aumentato rischio di ictus a trenta giorni.

Efficacia del test anatomico o funzionale per malattia coronarica

Douglas PS et al. N Engl J Med, 2015; 372:1291-1300

Nei pazienti sintomatici per dolore o dispnea da sforzo, l’utilizzo in prima istanza della TAC coronarica non ha migliorato l’outcome clinico ad un follow up mediano di due anni, mostrando anche un indice cumulativo maggiore di esposizione a radiazioni.

Impiego a lungo termine del Ticagrelor nei pazienti con pregresso infarto miocardico

Bonaca MP et al. N Engl J Med, 2015; 372:1791-1800

Questo studio randomizzato su 21162 pazienti ha dimostrato che il trattamento con ticagrelor a duplice dose giornaliera, nei pazienti con pregresso infarto miocardico (da 1 a 3 anni prima), riduce il rischio di morte cardiovascolare, infarto miocardico e ictus, pur aumentando il rischio di sanguinamento.

Restenosi precoce, tardiva e molto tardiva dei BVS nel trial ABSORB Cohort B

Nakatani S et al. EuroIntervention, 2015; 10:1288-1298

Il follow up clinico e con imaging a 3 anni ha mostrato 6 casi di restenosi: 2 precoci (<6 mesi), 1 tardiva (6-12 mesi) e 3 molto tardive (>12 mesi). Tre di questi sembrano essere riconducibili a fattori anatomici o procedurali; negli altri l’imaging con IVUS o OCT mostra una ricrescita intra-scaffold, con conservata struttura dei BVS. In questo piccolo gruppo di 101 pazienti la restenosi precoce e tardiva possono essere relate a fattori anatomici o procedurali. La restenosi tardiva o molto tardiva può essere attribuita a crescita tissutale intra scaffold.

Risultati a 3 anni dello studio XAMI sull’uso degli EES di seconda generazione nello STEMI

Hofma S et al. EuroIntervention, 2015; 10:1280-1283

In questo trial multicentrico che ha coinvolto 625 pazienti randomizzati 2:1 a EES o SES si è visto che a 3 anni la percentuale di eventi (morte per causa cardiaca, IMA, TVR e trombosi intrastent) era bassa (endpoint primario 8.0% per EES e 10.5% per SES; p=0.30), senza sostanziali differenze tra gli stent medicati di prima e seconda generazione.

Metanalisi di trial sulla mortalità post PCI confrontata con terapia medica nei pazienti con coronaropatia stabile ed evidenza di ischemia

Gada H et al. Am J Cardiol, 2015; 115(9): 1194-1199

Sono stati valutati 3 trial randomizzati per un totale di 1557 pazienti seguiti per circa 3 anni. La PCI sembra associata a una minore mortalità (HR 0.52, 95% c.i. 0.30 to 0.92, p = 0.02), senza chiara evidenza di eventuali bias o dati eterogenei. Questa metanalisi fornisce informazioni riguardo la gestione dei pazienti ad alto rischio con coronaropatia stabile, argomento su cui si focalizza il trial in corso “International Study of Comparative Health Effectiveness with Medical and Invasive Approaches”.