SCIENTIFIC NEWS

PCI del vaso colpevole vs PCI multivasale e PCI entro 60 giorni nei pazienti con STEMI e coronaropatia multivasale

Hannan EL et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:22-31

PCI del vaso colpevole associata a minor mortalità intraospedaliera rispetto a PCI multivaso durante procedura iniziale. PCI multivaso entro 60 giorni = minor mortalità a 12 mesi rispetto alla sola PCI del vaso colpevole (1.3% vs. 3.3%, p = 0.04).

L’uso di stent al sirolimus è efficace e sicuro per il trattamento della restenosi intrastent

Liistro F et al. J Am Coll Cardio,. 2010; 55:613-616

Dal registro TRUE della regione Toscana: l’utilizzo di SES in 244 pazienti con restenosi di stent metallico si è dimostrata efficace (TLR = 11.1%) e sicura (morte = 4.5%, infarto non fatale = 3.2%, trombosi dello stent 2.8%) a un follow up di 4 anni.

Dopo impianto di stent medicato residua una morfologia della placca maggiormente instabile

Kubo T et al. Am Heart J, 2010; 159:271-7

Con l’analisi IVUS – virtual histology si è documentata dopo impianto di DES rispetto al BMS una presenza maggiore di core necrotico potenzialmente instabile adiacente al lume del vaso attraverso le maglie, visibile anche nei segmenti coronarici adiacenti, dovuto a mancanza di neointima protettiva.

Confronto tra stent al sirolimus e al paclitaxel nei diabetici

Wolf WM et al. Circ Cardiovasc Interv, 2010; 3:42-9

Pazienti diabetici, sottoposti a rivascolarizzazione con impianto di PES o SES a confronto, a un follow up di 2 anni non hanno mostrato differenze per morte, infarto, necessità di rivascolarizzazione e trombosi dello stent.

Eventi cardiaci maggiori in pazienti con IRC moderata e severa trattati con la prima generazione di DES

Sukhiaa R et al. Am J Cardiol, 2010; 105(3):293-296

In questo studio, durante il follow-up a lungo termine, non si sono evidenziate, sia nel gruppo PES sia in quello SES, differenze in termini di MACE e di mortalità per tutte le cause.

Sicurezza ed outcomes intraospedalieri della bivalirudina in pz dializzati sottoposti a PCI

Delhaye C et al. Am J Cardiol, 2010; 105(3):297-301

L'utilizzo di una dose corretta di bivalirudina in pz con dialisi cronica sottoposti a PCI sembra essere sicura, efficace al pari dell'eparina.
 

L’ECG preospedaliero accelera il percorso per la rivascolarizzazione nell’infarto acuto

Rao A et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010;75:174-8

In 108 pazienti di un registro del Michigan con diagnosi di infarto acuto ottenuta con ECG preospedaliero teletrasmesso dal servizio di emergenza territoriale il tempo medio di riperfusione “door to balloon” è risultato nettamente inferiore a quello di 241 pazienti di confronto con diagnosi ottenuta in pronto soccorso (60.2 min vs 90.5 min, p<0.0001), a sottolineare l’importanza della teletrasmissione dell’ECG per la rapida attivazione del cath lab nell’infarto.

Un carico di clopidogrel preprocedurale è sovrapponibile a un carico intraprocedurale nei pazienti sottoposti a PCI per NSTEMI

Feldman DN et al. Am J Cardiol, 2010; 105:323-32

Dall’analisi di un registro di 1041 pazienti sottoposti a PCI per NSTEMI è emerso che gli eventi ischemici a breve termine e la mortalità a lungo termine sono sovrapponibili tra carico di clopidogrel preprocedurale (300 mg >12 ore prima o 600 mg > 2 ore prima) e intraprocedurale (600 mg subito prima o subito dopo la procedura).

Outcome dei DES "undersized" per le PCI su graft venosi

Hong YJ et al. Am J Cardiol, 2010; 105(2):179-185

I dati di questo piccolo studio hanno evidenziato come l'utilizzo di DES "undersized" nel trattamento delle lesioni su graft venosi si associa a una ridotta dismissione di markers di miocardiocitonecrosi quale il CK-MB in assenza di incremento di eventi avversi a 1 anno.

 

Incidenza e predittori clinici di trombosi intrastent precoce (<30 giorni) in pazienti con syndrome coronarica acuta

Beinart R et al. Am Heart J, 2010; 159(1):118-124

La trombosi intrastent entro 30 giorni è stata studiata in 1202 pazienti consecutivi trattati con impianto di stent durante sindrome coronarica acuta. L’evento si è verificato nel 2.5% dei pazienti e nel 5.2% dei pazienti con STEMI trattati mediante angioplastica primaria. Lo STEMI, la malattia multivasale e la classe Killip =2 erano predittori indipendenti di trombosi precoce. Non vi era invece differenza rispetto all’uso di BMS o DES. I pazienti con STEMI e instabilità emodinamica in malattia multivasale sono dunque più a rischio di trombosi precoce intrastent.

ICTUS a 5 anni: nella sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento di ST, la strategia invasiva può attendere

McKeown LA, TCTMD 30 dicembre 2009

Lo studio ICTUS confrontava la strategia invasiva (angiografia entro 48 ore e PCI o CABG entro 24 ore se indicate) con quella conservativa (terapia medica ottimale seguita da angiografia e rivascolarizzazione guidate dalla clinica e dai test d’ischemia) nei pazienti con sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento di ST ed elevazione della troponina T. I risultati a 5 anni confermano l’assenza di differenze tra le 2 strategie in merito a infarto miocardico e mortalità (sia totale che cardiovascolare). È stato inoltre osservato un trend a favore di una maggior mortalità non cardiovascolare nella strategia invasiva e un rischio di mortalità a 5 anni aumentato dalla presenza di un’emorragia maggiore durante il ricovero.

Supporto ventricolare sinistro mediante Impella 2.5 nella PCI ad alto rischio. Registro Europella

Sjauw KD et al. J Am Coll Cardiol, 2009; 54:2430-2434

La sicurezza e l’impiego di Impella 2.5 come supporto nella PCI ad alto rischio sono state valutate in un registro multicentrico di 144 pazienti. Molte procedure complesse, in particolare nei pazienti con FEVS depressa, possono beneficiare del supporto fornito da Impella, un sistema di assistenza ventricolare sinistra impiantabile per via percutanea. Il 62% dei pazienti aveva oltre 70 anni e il 54% aveva una FEVS =30%. La mortalità a 30 giorni era del 5.5% e l’incidenza di infarto miocardico, ictus, emorragia maggiore e complicanze vascolari a 30 giorni era, rispettivamente, 0%, 0.7%, 6.2% e 4%. Tali dati sono a favore della sicurezza e fattibilità del supporto emodinamico mediante Impella durante PCI ad alto rischio.

Il ruolo delle cellule endoteliali progenitrici nella ristenosi e nella progressione dell’aterosclerosi coronarica dopo PCI

Pelliccia F et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:78-86

La ricerca di progenitori cellulari dell’endotelio tramite la citometria di flusso ha permesso di mettere in evidenza che i pazienti che vanno incontro a ristenosi presentano un numero maggiore di sottopopolazioni di progenitori cellulari, rispetto ai pazienti che mostrano un avanzamento dell’aterosclerosi coronarica e a coloro i quali non mostrano né ristenosi, né progressione.

Aderenza dei cardiologi interventisti alle Linee guida ACC/AHA per la PCI e per il CABG. Cosa Succede nella pratica reale?

Hannan EL et al, Circulation 2010, Published online before print January 4, 2010

Questa analisi ha coinvolto 19 centri in un periodo di quasi 3 anni e ha valutato le indicazioni terapeutiche al CABG, alla PCI o alla terapia medica in oltre 16000 pazienti alla luce delle indicazioni fornite dalle Linee Guida dell’ACC/AHA. L’analisi ha messo in evidenza che l’indicazione alla PCI è stata data con maggiore larghezza rispetto alle linee guida e quelle al CABG meno rispetto a quando raccomandato dalle linee guida.

Ematomi > 5 cm e prognosi in pazienti sottoposti a PCI elettiva: analisi del trial STEEPLE

White HD et al. Am Heart J, 2010;159(1):110-116

Questa sottoanalisi dello studio STEEPLE ha analizzato l’impatto prognostico della presenza di ematomi > 5 cm nel sito di puntura femorale sui pazienti sottoposti a PCI. I dati dimostrano che un ematoma > 5 cm non determina nessun incremento di eventi ischemici a 30 giorni e di mortalità ad 1 anno. Gli autori concludono pertanto che l’ematoma > 5 cm si possa considerare un sanguinamento minore, viste le scarse ricadute prognostiche.

Valutazione con OCT dopo 3 mesi dall’impianto di stent a rilascio di zotarolimus (ENDEAVOR OCT trial)

Jung-Sun K et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2009; 2:1240-1247

Un totale di 31 DES di seconda generazione a rilascio di zotarolimus è stata valutata con OCT al momento dell’impianto e dopo 3 mesi, evidenziandone al follow up 27 (87.1%) completamente endotelizzati e 4 (1.2%) con maglie non ricoperte. Nessuno ha mostrato malapposizione tardiva, in uno è stata trovata apposizione trombotica. La percentuale media delle maglie non ricoperte è stata del 99.9 ± 0.4%.

Confronto clinico ed angiografico tra stent medicato all’everolimus ed al paclitaxel nei piccoli vasi coronarici: Analisi post-hoc del Trial Randomizzato SPIRIT III

Hermiller JB et al. Am Heart J, 2009; 158(6):1005-10

Questa sottoanalisi dello studio SPIRIT III ha confrontato la sottopopolazione di pazienti nei quali sono stati impiegati stent di calibro 2.5 mm. Il risultato più importante è la significativa riduzione di ristenosi indotta dallo stent a rilascio di everolimus, rispetto al taxolo (4.1% EES vs. 20.8% PES, p=0.02) che condiziona il vantaggio anche in termini di MACE e TVF.

I benefici della bivalirudina confermati nel “real world”

Rassen JA et al. Eur Heart J, 2009; Epub ahead of print

Nel primo registro su larga scala (127.185 pazienti) per valutare la bivalirudina vs eparina+GPI nei pazienti trattati con PCI, i ricercatori hanno osservato gli stessi vantaggi già rilevati nei trial clinici randomizzati. Dopo correzione per i fattori confondenti è stata rilevata una significativa riduzione del numero di trasfusioni, della mortalità intraospedaliera e della durata del ricovero nei pazienti trattati con bivalirudina. La necessità di nuove PCI era equivalente nei due gruppi.

DES e TLR nei pazienti con angina instabile o NSTEMI

Li Y et al. Am J Cardiol, 2009; 104(12):1654-59

I DES riducono la TLR rispetto ai BMS nei pazienti con CAD stabile. In questo studio (3771 pazienti) si valuta se i DES abbiano simili vantaggi anche nei pazienti con SCA. Nonostante un minor numero di MACE dopo l’impianto di un DES a 1 anno per i pazienti stabili, attribuibile alla ridotta TLR (5.6% vs 11.4%, p <0.001), tale beneficio non veniva riscontrato nei pazienti con SCA. La trombosi dello stent a 1 anno era egualmente rara con ogni tipo di stent. In conclusione, la riduzione della TLR associata con i DES sembra limitata ai pazienti con coronaropatia stabile.

Trial BARI-2D di confronto tra diverse strategie in pazienti diabetici tipo 2 e con cardiopatia ischemica cronica. Impatto della strategia terapeutica sulla mortalità cardiaca e sull’infarto miocardico

Chaitman BR et al. Circulation, 2009 Published online before print November 17

Lo studio BARI 2D ha confrontato la terapia medica massimale, la PCI e il CABG nei pazienti diabetici con cardiopatia ischemica cronica stabile. L’analisi dell’end-point secondario morte e IMA a 5 anni non ha mostrato differenze significative tra PCI e terapia medica. Nel sottogruppo sottoposto a rivascolarizzazione chirurgica, il CABG determina una riduzione dell’end-point combinato rispetto alla terapia medica da sola. Il vantaggio in questo sottogruppo si documenta solo nei pazienti trattati per il diabete con insulina.