SCIENTIFIC NEWS

Triage preospedaliero per l’angioplastica primaria

Dieker HJ et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:705-711

La PCI primaria eseguita con accesso diretto all’Emodinamica dal territorio, rispetto a un passaggio intermedio presso un altro ospedale determina una significativa riduzione del tempo sintomi-pallone e un incremento della percentuale di pz trattati entro 90 minuti dalla diagnosi oltre che dei pz con TIMI III finale. Anche la mortalità risulta ridotta nei pz con percorso fast.

PCI negli anziani

Johnman C et al. Circ Cardiovasc Interv, 2010; 3:341-345

Il ricorso a PCI nei pazienti > 75 anni risulta essere significativamente incrementato dal 2000 al 2007. Chiaramente i pazienti anziani risultano essere a più alto rischio rispetto ai pazienti < 75 anni, ma l’incidenza di complicanze post-PCI non risulta essere aumentata nel corso degli anni in analisi.

Confronto tra abcximab ed eptifibatide iniziato in Laboratorio di Emodinamica in corso di PCI in pazienti con ACS (sottostudio del trial ACUITY)

Kirtane AJ et al. Am J Cardiol, 2010; 106(2):180-186

In questo sottostudio viene analizzato un endpoint composito ischemico e uno emorragico nel confronto tra eptifibatide ed abcximab in corso di PCI. Il beneficio clinico netto favorisce l’impiego di abcximab a causa di un vantaggio più marcato degli endpoint ischemici che però non viene annullato dagli endpoint emorragici.

Outcome a 5 anni dopo PCI con DES vs. CABG nelle lesioni del Tronco Comune non protetto

Chieffo A et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:595-601

In questa esperienza monocentrica riguardante il trattamento di stenosi del TC non protetto, non si documentano differenze significative tra la PCI con DES e il CABG a 5 anni di distanza in termini di MACE e di eventi cerebrovascolari.

Efficacia e sicurezza dell'accesso via succlavia nelle protesi aortiche percutanee

Petronio AS et al. Circ Cardiovasc Intv, 2010; 3:359-366

Le TAVI attraverso l'approccio succlaveo sembrano essere sicure con un eccellente successo procedurale e una bassa percentuale di complicanze intra-ospedaliere. Pertanto si dimostra essere un'ottima alternativa in tutti quei pz nei quali non è praticabile l'accesso femorale.

Pretrattamento con clopidogrel nei pz con IMA trasferiti per PPCI

Larson M et al. Am Heart J, 2010; 160(1):202-207

I pz con STEMI sottoposti a PPCI che, nell'ambito di un network gestionale loco-regionale, ricevono precocemente un pretrattamento con 600 mg di clopidogrel hanno minori complicanze ischemiche senza incremento di sanguinamento e mortalità.

Il paradosso obesità

Lancefield T et al. J Am Coll Cardiol, 2010; 3:660-668

Quando confrontati con individui normopeso, i pazienti in sovrappeso e obesi hanno una percentuale intra-ospedaliera e a 12 mesi di MACE e mortalità più bassa dopo PCI. Questo si spiegherebbe con l'aumento nell'assunzione di farmaci durante il periodio d'osservazione.

L’uso di una dose di sicurezza di contrasto iodato previene la nefropatia acuta da contrasto?

Brown JR et al. Circ Cardiovasc Interv, 2010; 3:346-350

Valutata in 10.065 pz trattati con PCI la relazione tra quantità di contrasto utilizzata, rispetto a una dose limite predefinita (5 mL x peso corporeo[kg] / creatininemia  [mg/dL]) e il superamento incrementale di tale limite. La nefropatia acuta da contrasto aumentava del 45% per ogni categoria al di sopra del limite e non era in relazione con quantità di contrasto inferiori al limite.

La bivalirudina risulta “cost-effective” solo per i pazienti a elevato rischio emorragico

Amin AP et al. Circ Cardiovasc Qual Outcomes. 2010; 3:358-365

Sostituire l’eparina da sola con la bivalirudina risulta “cost effective” solo nei pz con rischio di sanguinamento periprocedurale di almeno l’8% e conveniente solo se il rischio emorragico supera il 20% (in totale circa il 3% dei pz sottoposti a PCI). Tale analisi però decade se si considera il confronto della bivalirudina con eparina associata a inibitore piastrinico IIbIIIa.

Il ripristino precoce del segmento ST dopo PCI primaria predice la prognosi a lungo termine

Verouden NJ et al. Am Heart J 2010; 159:1005-1011

Si conferma l’importanza della risoluzione dell’ST per identificare i pz ad alto rischio. Dall’analisi della risoluzione del segmento ST in 2124 pz sottoposti a PCI primaria per STEMI è risultata una mortalità a 5 anni dell’8.3% nei pz con ripristino completo (oltre il 70%) dell’ST, del 14.4% con ripristino parziale (30-70%) e del 22.8% nel gruppo con ST non migliorato al termine della procedura (p<0.001).

Il trattamento interventistico delle lesioni non culprit determina un incremento di mortalità nei pazienti con STEMI

Toma M et al. Eur Heart J, 2010; 31(14):1701-1707

I dati di una analisi post-hoc del trial APEX-AMI mostrano che il trattamento interventistico in corso di PCI primaria anche di lesioni non culprit, si associa a un significativo incremento di mortalità (12.5% vs. 5.6%, p < 0.001) e di un end-point composito morte-scompenso-shock (18.9% vs. 13.1% p = 0.011) a 90 giorni.

Correlazione tra Myocardial blush grades, staining e severo danno micro vascolare dopo PCI primaria: uno studio condotto con RM ad enhancement di contrasto in un’ampia seria di pazienti consecutivi

Perazzolo Marra M et al. Am Heart J, 2010; 159(6):1124-1132

I parametri angiografici quali il myocardial blush grade correlano bene con i dati derivati dalla risonanza magnetica con enhancement di contrasto che esprimono le dimensioni dell’infarto e l’indice di danno micro vascolare. In particolare i pz con MBG 0 (staining) presentano un quadro particolarmente severo di danno microvascolare.

La combinazione tra bivalirudina e l’impiego dei sistemi di chiusura vascolare riduce gli eventi emorragici nei pazienti ad alto rischio

Marso SP et al. JAMA, 2010; 303:2156-2164

Nel registro CathPCI (1.522.935 pz in 955 ospedali negli USA), gli eventi emorragici interessano il 2% dei pz. L’impiego di bivalirudina in associazione a sistemi di chiusura vascolare determina una riduzione assoluta del 3.8% degli eventi, rispetto alla compressione manuale. Nel registro solo il 2% dei pz è stato sottoposto a procedura transradiale, in grado di ridurre le complicanze emorragiche indipendentemente dalla terapia antitrombotica. In alcuni casi il rischio emorragico era favorito da caratteristiche anatomiche che controindicavano l’uso dei sistemi di chiusura. In una meta-analisi del 2004, i sistemi di chiusura non mostravano significativi benefici nella riduzione delle complicanze.

Risultati nei pazienti con stenosi del tronco comune, trattati con PCI e impianto di stent a rilascio di paclitaxel (PES) o con bypass aorto-coronarico, nello studio SYNTAX

Morice MC et al. Circulation, 2010; 121:2645-2653

Nei pz con stenosi del tronco comune, la rivascolarizzazione mediante PCI ha mostrato risultati di sicurezza ed efficacia a 1 anno paragonabili alla chirurgia. I pz con Syntax score elevato avevano risultati peggiori con la PCI rispetto a quelli con Syntax basso o intermedio. Il Syntax score non correlava con i risultati post-CABG, l’Euroscore prediceva gli esiti per entrambi i trattamenti.

Confronto a lungo termine degli outcomes dei pz con malattia critica del TC trattati con DES e CABG

Chen YD et al. Am J Cardiol, 2010; 105(12): 1728-1734

Durante i 4 anni di follow-up, l'insieme degli eventi avversi cerebrovascolari maggiori sono stati simili in ambedue le popolazioni trattate (DES, CABG) per la malattia del TC, con un trend verso una minore mortalità nel gruppo sottoposto a PCI con DES.
Di contro il trattamento con DES si associa a un incremento della TVR anche se l'ischemia legata alla TVR non è stata significativa fra i 2 gruppi.

FFR vs angiografia nel trattamento dei pz multivasali - 2 anni di FU dal FAME

Pijls NHJ et al. J Am Coll Cardiol, 2010; 56:177-184

La misurazione routinaria della FFR in pz con malattia multivasale sottoposti a PCI con DES riduce in maniera significativa la mortalità e l'infarto miocardico a 2 anni quando la si compara con la PCI guidata dal solo criterio angiografico.

Outcomes angiografici e clinici a 2 anni - Dati dall'ISAR-TEST 2

Byrne RA et al. J Am Coll Cardiol, 2010; 55:2536-2543

Dopo 2 anni non si sono evidenziate differenze in termini di sicurezza fra le tre piattaforme di stent ( Dual-DES, SES e ZES ). L'efficacia antirestenosi del Dual-DES e dello ZES si mantiene fra il 1° e il 2° anno. Con il Dual-DES il risultato si mantiene per tutto il 2° anno di follow-up.

Tempo precoronarico (pain-to-balloon) e mortalità a 3 anni dopo PCI primaria nell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST

Maeng M et al. Am J Cardiol, 2010; 105(11):1528-1534

I risultati a 3 anni del DANAMI2 mostrano una mortalità simile per i pazienti con tempo precoronarico <3 ore o compreso tra 3 e 5 ore. La mortalità era invece significativamente aumentata nei pazienti con tempo ≥5 ore. Vi era inoltre un’associazione tra breve tempo precoronarico e flusso TIMI 3 post-procedurale e un’associazione tra tempo prolungato e riscontro di una frazione di eiezione ≤40% (presente in 1/3 dei pazienti con tempo ≥5 ore e predittore indipendente di mortalità a 3 anni).

Stent a rilascio di Paclitaxel (PES) vs stent a rilascio di Sirolimus (SES) nel trattamento dell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST

Cho Y et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:498-506

Nel registro KAMIR (4416 pazienti) il tasso di MACE ad 1 anno era significativamente più elevato nel gruppo PES, a causa della più elevata TLR. Tuttavia, prendendo in considerazione i soggetti diabetici, non vi erano differenze nei MACE tra PES e SES.

Risultati clinici e angiografici dell’impiego di un nuovo stent in platino-cromo a maglie sottili

Kereiakes DJ et al. J Am Coll Cardiol, doi:10.1016/j.jacc.2010.04.011 Published online 19 May 2010

Il nuovo stent in platino-cromo a rilascio di paclitaxel TAXUS Element ha mostrato efficacia paragonabile a 1 anno al TAXUS Express, sia rispetto al tasso di insuccesso a livello della lesione target, sia rispetto alla percentuale della stenosi (in relazione al diametro). Non vi erano differenze nei risultati clinici e la trombosi intrastent era egualmente rara.