SCIENTIFIC NEWS

Sicurezza ed efficacia dello stent retrievers nella gestione dell’ictus ischemico. Metanalisi

Marmagkiolis K et al. J Am Coll Cariol Intv, 2015; 8(13):1758-1765

La metanalisi condotta su cinque studi randomizzati ha dimostrato, nell’ambito dell’ictus ischemico, la maggior efficacia, in termini di risultati funzionali e sicurezza, del trattamento endovascolare con stent retriever rispetto alla terapia convenzionale; sembra esserci inoltre una tendenza verso una complessiva riduzione della mortalità a 90 giorni.

Efficacia nel tempo del trattamento delle lesioni femoro-poplitee con utilizzo di un pallone medicato. Risultati a 24 mesi dello studio IN.PACT SFA

Laird JR et al. J Am Coll Cardiol, 2015;66(21):2329-2338

I risultati di 24 mesi dello studio dimostrano un effetto più duraturo e superiore sulle lesioni femoro-poplitee dell’angioplastica con pallone medicato rispetto ad angioplastica convenzionale, in termini di pervietà, indice di rivascolarizzazione, con simile miglioramento dello stato funzionale in associazione ad un minor numero di re-interventi.

Sanguinamenti gastrointestinali nei pazienti con fibrillazione atriale trattati con rivaroxaban o warfarin. Risulati dello studio ROCKET AF

Sherwood MW et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 66(21):2271-2281

Nello studio ROCKET AF, i pazienti trattati con rivaroxaban, rispetto a quelli trattati con coumadin, hanno mostrato una maggiore incidenza di emorragia gastrointestinale, ma il tasso di mortalità assoluta da sanguinamento gastrointestinale è risultato basso e simile in entrambi i gruppi. 

Rischio lavorativo dei cardiologi interventisti nell'ultimo decennio. Risultati del 2014 SCAI membership survey

Klein WL et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015; 86(5):913-924

Questa indagine ha confermato i risultati di una prima indagine SCAI del 2004 e documenta una prevalenza sostanziale delle complicazioni ortopediche tra cardiologi interventisti (problemi della colonna vertebrale cervicale e lombare, problemi articolari di anca, ginocchio o alla caviglia), proporzionale al carico di lavoro complessivo annuo.

L'angioplastica percutanea immediata è associata ad una aumentata sopravvivenza a breve e a lungo termine dopo arresto cardiaco extraospedaliero

Geri G et al. Circ Cardiovasc Interv, 2015; 8:e002303

L'analisi condotta su 1722 pazienti con arresto cardiaco ospedaliero ha dimostrato come l'angioplastica immediata sia associata con un rischio significativamente ridotto di mortalità a breve e a lungo termine, suggerendo un intervento precoce in questo tipo di pazienti.

Inibitori di pompa protonica, reattività piastrinica e outcome cardiovascolare dopo impianto di stent medicato in pazienti in terapia con clopidogrel. Studio ADAPT-DES

Weisz G et al. Circ Cardiovasc Interv, 2015; 8:e001952

Lo studio prospettico condotto su 2162 pazienti in trattamento con clopidogrel dopo impianto di stent medicato, ha dimostrato che la concomitante somministrazione di inibitori di pompa era associata ad una aumentata reattività piastrinica e ad una aumentata incidenza a lungo termine di eventi avversi. 

ABSORB China trial

Gao R et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 66(21):2298-2309

Il trial randomizzato multicentrico ABSORB China Trial ha dimostrato come ad 1 anno l’utilizzo degli scaffold riassorbibili sia efficace e sicuro rispetto all’uso degli stent medicati CoCr-EES. Un totale di 480 pazienti è stato randomizzato 1:1 per BVS o EES  e si è visto che la late loss angiografica non era dissimile (p di non inferiorità 0.01). Inoltre i BVS hanno mostrato una simile target lesion failure (morte cardiaca, infarto legato al vaso target, o rivascolarizzazione del vaso target) e una simile trombosi intra stent/scaffold.

Insights from the University of Ottawa Heart Institute STEMI Registry

Russo JJ et al. Am J Cardio, 2015; 116(8): 1157-1162

Il registro dell’Università di Ottawa ha confrontato 1038 pazienti multivasali ricoverati per STEMI in base alla strategia di trattamento: rivascolarizzazione del solo vaso culprit vs rivascolarizzazione staged degli altri vasi durante lo stesso ricovero. La mortalità a 180 giorni è risultata minore nel gruppo sottoposto a rivascolarizzazione staged (p = 0.003), anche dopo aggiustamento per variabili cliniche ed angiografiche, mentre non vi sono differenze in termini di reinfarto, trombosi intrastent, ictus o occlusione acuta del vaso non culprit. Tale strategia appare sicura ed efficace.

Results from the Italian registry of chronic total occlusions

Tomasello SD et al. Eur Heart J, 2015; 36(45):3189-3198

Il registro italiano sulle CTO (IRCTO) ha arruolato 1777 pazienti in diversi centri. A 1 anno di follow up la rivascolarizzazione percutanea, confrontata con la terapia medica o con il CABG presenta un minor rischio di MACCE (2.6% vs. 8.2% and vs. 6.9%; P=0.001 e P=0.01) e morte cardiaca (1.4% vs. 4.7% and vs. 6.3%; P=0.001 e P=0.001). Dopo aggiustamento con il propensity score i pazienti trattati con PCI presentano una minor incidenza di morte cardiaca (1.5 vs. 4.4%; P=0.001), infarto miocardico (1.1 vs. 2.9%; P=0.03) e riospedalizzazione (2.3 vs. 4.4% P=0.04), se paragonati ai pazienti trattati con terapia medica.

Long-term DAPT for secondary prevention of cardiovascular events in the subgroup of patients with previous MI: a collaborative meta-analysis of randomized trials

Udell JA et al. Eur Heart J, 2016; 37(4):390-399

La metanalisi dei trial randomizzati circa il confronto di sola aspirina vs DAPT oltre un anno nei pazienti ad alto rischio con pregresso infarto miocardico mostra come quest’ultima comporti un rischio minore di eventi ischemici a fronte di un aumentato rischio di sanguinamenti maggiori, ma non fatali. Sono stati inclusi 33435 pazienti seguiti per oltre 31 mesi e la prolungata DAPT ha ridotto il rischio di MACE (P=0.001), morte cardiovascolare (P=0.03), infarto (P=0.003), ictus (P=0.02), e trombosi intrastent (P=0.02). In questi pazienti si è notato un aumento del rischio di sanguinamenti maggiori (P=0.004), ma non fatali.

Trends negli outcomes di rivascolarizzazione per il tronco comune o coronaropatia trivasale con l'introduzione nella routine clinica della FFR

Ahn J-M et al. Am J Cardiol, 2015; 116(8):1163-1171

Questo studio retrospettivo su 2612 pazienti con coronaropatia grave (malattia del tronco comune o coronaropatia trivasale) ha dimostrato che l’utilizzo routinario della FFR migliora gli outcomes clinici dei pazienti sottoposti ad angioplastica percutanea, rendendoli comparabili ai pazienti sottoposti a bypass aortocoronarico.

Prasugrel nei pazienti non responsivi al clopidogrel sottoposti ad angioplastica coronarica. Studio RECLOSE 3

Valenti R et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015; 8(12):1563-1570

Lo studio ha dimostrato che la non responsività al clopidogrel può essere risolta dalla somministrazione di prasugrel (10 mg/die), e che l'inibizione dell'aggregazione piastrinica  raggiunta con il trattamento con prasugrel è associata ad un basso tasso di mortalità cardiaca a lungo termine e trombosi di stent.

Impatto del regime di dose crescente di carico di Ticagrelor nei pazienti con STEMI sottoposti a intervento coronarico percutaneo. Studio prospettico randomizzato di farmacocinetica e farmacodinamica

Franchi F et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015; 8(11):1457-1467

Questo studio prospettico randomizzato ha dimostrato che l'alterata risposta al ticagrelor nelle prime ore dopo la somministrazione del farmaco in pazienti con STEMI sottoposti ad angioplastica primaria, non può essere risolta aumentando la dose di carico. Questo ritardo nell'effetto antiaggregante è attribuito principalmente ad un profilo farmacocinetico alterato che determina un assorbimento ridotto nelle prime ore dopo la somministrazione.

Outcome a lungo termine nei pazienti con diabete mellito con prolungamento della terapia con clopidogrel oltre i 12 mesi dopo stenting coronarico

Thukkani AK et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 66(10):1091-1101

L'analisi retrospettiva su più di 12000 pazienti ha dimostrato che il prolungamento del trattamento con clopidogrel oltre dodici mesi nei pazienti affetti da diabete mellito può ridurre il rischio di morte tardiva o infarto miocardico solo nei pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica con stent medicato.

Risultati dello studio FAME a 5 anni

van Nunen LX et al. The Lancet, 2015;386(10006):1853-1860

I risultati dello studio FAME a 5 anni mostrano come il rischio di MACE nei due gruppi (PCI angio-guidata e PCI FFR-guidata) sia simile, a differenza di quanto visto a 2 anni, dove il gruppo trattato con PCI FFR- guidata presentava meno eventi avversi. Questo outcome simile tuttavia è stato ottenuto con l’utilizzo, nel gruppo con angioplastica guidata da FFR, di un minor numero di stent e conseguentemente di risorse. 

Analisi retrospettiva dello studio randomizzato Prodigy

Costa F et al. EuroIntervention, 2016;11:e1222-e1230

In una analisi retrospettiva dello studio randomizzato Prodigy, che confrontava 6 e 24 mesi di duplice terapia antiaggregante dopo impianto di stent medicato, si è visto che la presenza di stenosi di almeno il 30% sul tronco comune o sulla discendente anteriore prossimale può identificare i pazienti ad elevato rischio ischemico, che quindi possono beneficiare di un periodo prolungato di DAPT. La durata di 24 mesi in questo gruppo di pazienti è infatti associata ad una riduzione di trombosi intrastent del 50% (2.8% vs. 5.6%; HR 0.45, 95% CI: 0.23-0.89; p=0.02).

Rivascolarizzazione efficace di CTO

JaguszewskiM et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2015(2):E49-E57

Dall’analisi di un database di circa 1000 pazienti con angina stabile e occlusione cronica di un singolo vaso è emerso che la rivascolarizzazione efficace di CTO per quanto non sia correlata ad un aumento della sopravvivenza a lungo termine, è associata ad una riduzione degli eventi avversi e a rivascolarizzazione chirurgica, se paragonata ad una rivascolarizzazione inefficace. 

Confronto tra ticagrelor e prasugrel come prevenzione della necrosi periprocedurale

Bonello L et al. Am J Cardiol, 2015; 116(3):339-343

Nel confronto tra ticagrelor 180 mg al momento della diagnosi di NSTEMI e prasugrel 60 mg al momento dell’angioplastica, il primo farmaco pare correlato ad una minor incidenza di necrosi periprocedurale (19.8% vs 38.3%; p = 0.03). Questo studio randomizzato ha coinvolto 213 pazienti con NSTEMI, i due gruppi sono risultati simili, eccetto per il fatto che i pazienti trattati con prasugrel sono stati sottoposti più frequentemente ad angioplastica in emergenza. Per quanto riguarda l’incidenza di MACE e sanguinamenti ad 1 mese, non sono state osservate differenze. 

Follow up a 10 anni dello studio randomizzato RITA-3

Henderson RA et al. J Am Coll Cardiol, 2015; 66(5):511-520

Il follow up a 10 anni dello studio randomizzato RITA-3 coinvolgente 1810 pazienti affetti da NSTEMI, ha concluso che apparentemente non vi sono differenze di mortalità a lungo termine nei pazienti con coronarografia precoce e rivascolarizzazione rispetto a quelli trattati con angioplastica solo in caso di ischemia ricorrente (mortalità per tutte le cause 25.1% vs 25.4%: p = 0.94; mortalità cardiovascolare 15.1% vs. 16.1%: p = 0.65 nei due gruppi, rispettivamente), cosa emersa invece nel follow-up a 5 anni dello stesso studio. 

Outcome a 5 anni dopo impianto di valvola aortica transcatetere con protesi CoreValve

Barbanti M et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2015; 8(8):1084-1091

Il follow up a cinque anni di 353 pazienti sottoposti a TAVI con CoreValve ha mostrato una bassa incidenza di degenerazione della valvola protesica (1,4%) con il mantenimento a lungo termine di un risultato efficace sulla risoluzione della stenosi valvolare.