SCIENTIFIC NEWS

Impianto trans catetere del device MONARC da impiantare nel seno coronarico per il trattamento dell’insufficienza mitralica

Harnek J et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2011; 4:115-122

L’impiego del device MONARC nel seno coronarico risulta da questo studio di fase 1 applicabile e utile nella riduzione dell’IM legata alla cardiomiopatia dilatativa (a 1 mese 91% ed a 1 anno 80%). Purtuttavia gli autori hanno documentato un’incidenza di 3.4% di IMA periprocedurale legato alla presenza di compressione del ramo MO da parte della vena cardiaca magna.

La mortalità cardiovascolare nei pazienti con insufficienza renale cronica sottoposti a PCI è principalmente legata a un’alterata inibizione del P2Y12 da parte del clopidogrel

Morel O et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57: 399-408

Consci del fatto che sia l’IRC che la mancata risposta all’antiaggregazione piastrinica determinata dal clopidogrel sono forti predittori di mortalità dopo PCI, gli autori hanno documentato che questi predittori tendono ad aggregarsi. In pratica in presenza di IRC si riscontra una maggiore incidenza di scarsa risposta al clopidogrel, mentre in assenza di IRC questa caratteristica non viene trovata.

Confronto randomizzato tra PCI con stent medicato al sirolimus e CABG nel trattamento della stenosi del tronco comune non protetto

Boudriot E et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57: 538-545

In questo studio sono stati confrontati in termini di non inferiorità la PCI con DES al sirolimus e il CABG per il trattamento della stenosi del TC non protetto. Le due strategie hanno mostrato una sostanziale non inferiorità per quanto riguarda la mortalità e il re-IMA. Lo studio dimostra una superiorità del CABG in termini di TVR. Gli autori concludono pertanto ammettendo la superiorità del CABG rispetto alla PCI nel trattamento del TC non protetto, prevalentemente a causa della minor incidenza di TVR, mentre non si documentano differenze in termini di end-point hard.

L’impiego della CK-MB rispetto alla troponina secondo la definizione universale di IMA permette una diagnosi di IMA periprocedurale più accurata

Lim CSC et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57:653-661

Questo studio ha valutato con la RM i pz sottoposti a PCI a cui venivano valutati anche i marker di miocardiocitonecrosi post-procedurale. I pz con rialzo isolato della troponina spesso non mostravano un’immagine indicativa di nuova necrosi alla RM, mentre l’impiego del Ck-MB permetteva di ottenere una maggior coorelazione con i reali danni miocardici evidenziati alla RM. In sostanza gli autori concludono che la troponina sembra essere un marker troppo sensibile per la corretta diagnosi di IMA periprocedurale.

Nei pazienti diabetici è preferibile usare il prasugrel, rispetto al clopidogrel ad alta dose?

Angiolillo DJ et al. Eur Heart J, first published online January 20, 2011

I pazienti diabetici presentano elevata reattività piastrinica, maggior rischio di eventi e una scarsa risposta al clopidogrel negli studi di farmacodinamica. Nello studio TRITON il vantaggio del prasugrel sul clopidogrel era maggiore nei diabetici. Il presente studio (OPTIMUS-3) randomizzava 35 pazienti diabetici con angina stabile a ricevere prasugrel (60 mg/10 mg) o alta dose di clopidogrel (600 mg/150 mg). La funzione piastrinica era valutata con 3 diversi test. L’inibizione piastrinica era considerevolmente superiore col prasugrel a partire dalla 4a ora e nei 7 giorni seguenti, vi erano meno pazienti con scarsa risposta al farmaco e non vi erano effetti rebound.

Follow-up a 5 anni dopo PCI primaria durante STEMI con stent a rilascio di paclitaxel vs stent non medicati

Vink MA et al, J Am Coll Cardiol Intv, 2011; 4:24-29

Nessuna differenza a 5 anni nei MACE (morte cardiaca, re-infarto e TLR) in 619 pazienti con STEMI trattati con PCI primaria e stent a rilascio di paclitaxel (PES) rispetto all’uso degli stent non medicati. Non vi erano inoltre differenze riguardo l’incidenza di trombosi intrastent definita o probabile, sebbene la trombosi molto tardiva (>1 anno) fosse correlata quasi esclusivamente all’uso dei PES.

Il primo stent riassorbibile approvato in Europa

O'Riordan M The Heart.com, 2011

Lo stent bioassorbibile Absorb (Abbott) ha ottenuto il marchio CE e verrà commercializzato nel 2012. L’approvazione si basa sui risultati positivi dello studio ABSORB, seppur in un ridotto numero di pazienti. Sono previsti studi ulteriori con il confronto tra lo stent bioassorbibile e lo stent Xience PRIME. Nonostante le aspettative, persistono dubbi riguardo alla facilità di rilascio dello stent e alla possibilità di mantenere la bassa incidenza di restenosi al livello delle nuove generazioni di DES. Tali perplessità e il ridotto numero di studi in merito condizionano l’approvazione da parte della FDA, che attende evidenze più consistenti.

L’uso di inibitori delle glicoproteine IIb/IIIa nei pazienti con sindrome coronariche acute trattati con strategia invasiva: metanalisi dei trials randomizzati

De Luca G et al. Am J Cardiol, 2011; 107(2):198-203

Analizzando la letteratura da gennaio 1990 a marzo 2010, sette trials randomizzati sono stati inclusi nella metanalisi, per un totale di 19,929 pazienti con SCA, di cui 50% trattati con inibitori delle glicoproteine prima della procedura (“upstream”) e 50% trattati dopo valutazione del quadro coronarografico (“downstream”). L’uso “upstream” non riduce, rispetto all’uso “downstream”, la mortalità a 30 giorni né gli infarti miocardici, si associa ad un maggior rischio di complicazioni emorragiche e non può pertanto essere raccomandato.

Copertura delle maglie e malapposizione tardiva negli stent a rilascio di paclitaxel rispetto ai BMS nell’infarto miocardico acuto

Guagliumi G et al Circulation, 2011; 123:274-281

La valutazione mediante OCT a 13 mesi di follow-up dimostra che nei pazienti con STEMI trattati con PCI primaria, l’impianto di uno stent a rilascio di Paclitaxel, rispetto ai BMS, riduce significativamente l’iperplasia neointimale, ma determina una maggior quota di maglie non ricoperte e non bene apposte.

Fractional Flow Reserve per la valutazione di stenosi coronariche non–culprit nei pazienti con infarto miocardico acuto

Ntalianis A et al J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:1274-1281

La valutazione della FFR in stenosi coronariche non-culprit è stata eseguita in 101 pazienti con SCA (75 con elevazione di ST) sia al termine della PCI sia 35±4 giorni dopo, senza mostrare variazioni significative. Tale risultato favorisce una stratificazione del rischio e la decisione in merito alla necessità di ulteriori rivascolarizzazioni già durante la fase acuta.

Clopidogrel 300 mg vs 600 mg: complicanze nella PCI elettiva

Fernandez A et al. Am J Cardiol 2011;1:6-9

Dallo studio CADICE emerge che sia gli eventi cardiovascolari maggiori a 30 giorni che le complicanze vascolari o i sanguinamenti periprocedurali sono sovrapponibili tra la somministrazione di 300 mg e quella di 600 mg di clopidogrel prima delle rivascolarizzazioni percutanee elettive nei pazienti stabili. 

Istopatologia del trombo ed ST resolution nello STEMI

Verouden NJW et al. Cath Cardiovasc Interv, 2011;1:35-42

Dai dati di 892 pazienti sottoposti a PCI primaria con tromboaspirazione sistematica è stato riscontrato che la risoluzione dell’ST è il migliore predittore di sopravvivenza a lungo termine, indipendentemente dall’istologia del trombo, e che l’aspirazione di materiale fresco è associata con la risoluzione ST in modo maggiore rispetto al prelievo di nessun materiale.

La ”golden hour” della riperfusione preospedaliera con triplice terapia antiaggregante

Heestermans T et al. Am Heart J 2011;160: 1079-1084

Una sottoanalisi dello dello studio On-TIME 2 che confronta nello STEMI duplice terapia antiaggregante (ASA + clopidogrel) con triplice antiaggregante (ASA + clopidogrel + tirofiban) somministrate precocemente in ambulanza evidenzia che il trattamento antiaggregante precoce favorisce la rivascolarizzazione pre- PCI come pure l’aggiunta del tirofiban se somministrato entro breve dai sintomi.

Il beneficio a breve termine della PCI del vaso colpevole occluso è solo sui sintomi, e si perde dopo tre anni, indipendentemente dalle rivascolarizzazione successive

Devlin G et al. Am Heart J 2011; 161:84-90

Dallo studio OAT (Occluded Artery Trial) emerge che la riapertura tardiva (3-28 giorni) del vaso colpevole di infarto, confrontata con la sola terapia medica, porta ad un beneficio temporaneo solo per la sintomatologia anginosa, e si perde entro 3 anni. Durante tale follow up sono risultate di poco più numerose le rivascolarizzazioni successive nel braccio terapia medica, e perlopiù non determinate da fatti acuti.

Embolismo cerebrale dopo TAVI

Rodes–Cabau J et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57:18-28

Uno studio multicentrico ha valutato 60 pz sottoposti a TAVI con approccio transapicale e transfemorale. In tutti i pz è stata eseguita una valutazione neurologica e con RM encefalo dopo la procedura. Si sono riscontrate nuove immagini ischemiche alla RM nel 76% dei pz silenti clinicamente. Non si sono inoltre documentate differenze di incidenza in funzione dell’approccio.

Ticagrelor vs. Clopidogrel nei pazienti con SCA sottoposti a CABG

Held C et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57:672-684

Questa sottoanalisi eseguita sui pz dello studio PLATO che sono stati sottoposti a CABG con una sospensione del doppio antiaggregante entro i 7 gg prima dell’intervento, ha sostanzialmente confermato i dati emersi dall’intero trial.
Anche in questa popolazione si dimostra una riduzione di mortalità, che si conferma per la mortalità cardiaca. Non si evidenziano invece differenze di sanguinamento dipendenti dall’intervento.

Confronto a lungo termine tra DES e CABG nella coronaropatia multi-vasale

Park DW et al. J Am Coll Cardiol, 2011; 57:128-137

Questo studio ha confrontato circa 3000 pz con coronaroptia multi vasale e trattato 1:1 con DES o CABG. L’outcome a 5 anni ha dimostrato una TVR significativamente più alta nei DES, rispetto al CABG. Non sono documentate differenze significative in termini dell’end-point composito morte, IMA, stroke nella popolazione generale dello studio e anche nei pz a più alto rischio. Contrariamente la popolazione con coronaropatia bivasale la terapia percutanea mostra un vantaggio di endpoint hard, rispetto al CABG.

Valutazione economica della PCI guidata da valutazione FFR nei pazienti con coronaropatia multi vasale

Fearon WF et al. Circulation, 2010; 122:2545-2550

Partendo dai dati derivanti dallo studio FAME, è stata eseguita una valutazione di ordine economico relativa al ricorso sistematico all’FFR nel guidare l’indicazione alla PCI. Mentre è ormai noto il vantaggio, in termini di incidenza di MACE, offerto da questa strategia, questo studio dimostra anche una significativa riduzione di costi, nonostante si faccia ricorso a un nuovo device tecnologico.

Differente effetto della post-dilatazione dopo impianto di stent nei pazienti con o senza Infarto Acuto

Zhang ZJ et al. Am Heart J, 2010; 160(5):979-986

Questa sottoanalisi di un ampio registro ha valutato l’effetto della post-dilatazione in pz con e senza Infarto Acuto. Nei pz con IMA la post-dilatazione si associa a un incremento di rischio per morte/IMA del 78%. Questo effetto non viene invece riscontrato nell’ampia coorte di pz con quadri clinici differenti dall’IMA.

La funzione renale come predittore di mortalità in pazienti sottoposti a TAVI

Sinning JM et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:1141-1149

L’insufficienza renale in condizioni basali e l’insufficienza renale acuta che segue la procedura di TAVI sono state documentate da questo gruppo di autori come un forte predittore di mortalità nel post-procedura.