SCIENTIFIC NEWS

PM definitivo in pazienti sottoposti a TAVI: impatto sull’outcome clinico a lungo termine e sulla funzione sistolica

Urena M et al. Circulation, 2013; online before print

Lo studio ha incluso 1556 pazienti senza PM sottoposti a TAVI. Il 15.4% ha richiesto PM definitivo entro 30 giorni. Al follow up di 2 anni non è stata osservata alcuna associazione tra necessità di PM definitivo a 30 giorni, mortalità o reospedalizzazione per scompenso. L’impianto di PM è però risultato predittore di riduzione della frazione di eiezione a 6 e 12 mesi.
 

Esiti di sostituzione valvolare aortica percutanea e tradizionale in pazienti con disfuzione ventricolare sinistra. Risultati dallo studio PARTNER, Coorte A

Elmariah S et al. Circ Cardiovasc Interv, 2013; 6: 604-614

Sono stati analizzati i pazienti con FE<50% del PARTNER. La mortalità globale ad 1 e 12 mesi e l’aumento significativo della FE sono simili tra le due tecniche. Un mancato miglioramento della FE a 30 giorni si associa a peggior outcome a 1 anno solo nei pazienti con TAVR. La procedura percutanea potrebbe essere valida alternativa all’intervento tradizionale nei pazienti con FE<50% ad alto rischio per sostituizione chirurgica.

Trombosi intrastent: confronto tra stent metallici, stent medicati di prima e di seconda generazione

Tada T et al. JACC Cardiovasc Interv, 2013; 6(12):1267-74

Da un registro tedesco di 18334 pazienti sottoposti ad impianto di stent, si è visto che gli stent medicati di prima generazione hanno un rischio di trombosi intrastent a 3 anni maggiore rispetto agli stent metallici. Gli stent medicati di seconda generazione, invece, presentano un rischio di trombosi intrastent paragonabile agli stent metallici.

FU a due anni del TC non protetto trattato con PCI e impianto di DES di vecchia o nuova generazione: risultati del registro FINE

Buchanan G et al. Eurointervention, 2013; 9:809-816

In questo studio sono stati inclusi 186 pazienti con malattia del TC non protetto, trattati con PCI e impianto di DES di prima (n=93) o ultima (n=93) generazione. Al follow up a due anni è emerso come i pazienti trattati con impianto di DES di nuova generazione abbiano una tendenza verso una minore incidenza di MACE, e migliori risultati in termini di MI, TVR e trombosi di stent.

Confronto tra CABG e PCI con stent medicati nei pazienti diabetici con malattia del tronco commune non protetto: risultati del registro D-DELTA

Meliga E et al., Eurointervention, 2013; 9:803-808

In questo registro sono stati analizzati 826 pazienti diabetici con malattia del TC non protetto, trattati mediante PCI+DES (n=520) o CABG (n=306). I risultati dimostrano come il trattamento di questi pazienti con PCI+DES o CABG sia similie in termini di morte, infarto miocardico e accidenti cardiovascolari. Il trattamento con CABG è associato a una minore incidenza di MACCE nel FU a lungo termine.

Confronto tra prima e seconda generazione di “limus”-eluting stent nei pazienti diabetici con malattia coronarica: risultati dall’ISAR-TEST-4 trial

Kufner S et al. Cath and Cardiovasc Interv, 2013; 82(6):E769-E776

Nel contesto dello studio ISAR-TEST-4, 1304 pazienti sono stati randomizzati a trattamento con EES e SES. Questa analisi si focalizza sui pazienti diabetici. L’end point primario è composito di morte cardiaca, infarto miocardico relato al vaso target e la TLR a 3 anni. I risultati mostrano come nei pazienti diabetici coronaropatici l’EES sia paragonabile al SES in termini di efficacia e sicurezza a 3 anni.

Implicazioni prognostiche dell’infarto miocardico procedurale rispetto a quello spontaneo: risultati dal registro EVENT

Bangalore S et al. Am Heart J, 2013; 166(6): 1027-1034

Negli oltre 7000 pazienti del registro EVENT è stato analizzato l’impatto prognostico dell’infarto periprocedurale in confronto a quello spontaneo. Sebbene l’infarto procedurale comportasse una prognosi peggiore rispetto alle procedure non complicate, il suo impatto sulla mortalità non era significativo. In particolare, solo l’infarto spontaneo era indipendentemente associato alla mortalità a 12 mesi (sia totale che cardiovascolare).
 

Outcome clinico dopo crush rispetto a culotte per il trattamento delle lesioni di biforcazione. Risultati a 36 mesi del Nordic Stent Technique

Kervinen K et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2013;6(11):1160-1165

Nei 424 pazienti randomizzati a tecnica crush vs. culotte con DES per il trattamento di biforcazioni non furono riscontrate differenze tra i due gruppi al follow-up a 36 mesi in termini di MACE. In particolare tra crush e culotte il tasso di ristenosi fu di 11,5% vs, 6,5%, (p = 0,09) e quello di trombosi 1,4% vs. 4,7% (p = 0,09).
 

Predittori e outcomes dell’occlusione del side branch dopo stenting del main branch in lesioni di biforcazione: risultati del COBIS II Regitry

Hahn J et al. J Am Coll Cardiol, 2013; 62(18):1654-1659

In questo registro sono stati inclusi pazienti consecutivi con lesioni di biforcazioni con side branch>2.3 mm, trattati con DES con tecnica di stent unico o stenting di prima intenzione del main vessel. È risultato che la malattia del SB o della parte prossimale del MV e la presentazione clinica sono predittori dell’occlusione del SB dopo lo stenting del MV. L’occlusione del SB è inoltre associata ad un aumentato rischio di eventi avversi.
 

Tempo “door-to-balloon” e mortalità in pazienti sottoposti a PCI primaria

Menees DS et al. N Engl J Med 2013; 369:901-909

Sono stati analizzati i trend annuali dei tempi “door-to-balloon” e della mortalità intraospedaliera utilizzando dati di 96738 pazienti ammessi per PCI primaria per STEMI (515 ospedali, dal 2005 al 2009). Dal 2005 al 2009 i tempi di door-to-balloon sono diminuiti da 83 a 67 minuti, ma nonostante questo la mortalità intraospedaliera non è cambiata significativamelnte.

Abciximab intralesionale e tromboaspirazione in pazienti con IMA anteriore esteso: risultati ad 1 anno dell’INFUSE-AMI trial

Stone GW et al. Circ Cardiovasc Interv, 2013; 6:527-534

In questo studio 452 pazienti con IMA anteriore e occlusione dell’IVA prossimale o media e sottoposti a PCI primaria con utilizzo di bivalirudina, sono stati randomizzati a bolo di abciximab a livello della lesione coronarica resposabile vs no abciximab e a tromboaspirazione malnuale vs no tromboaspirazione (disegno 2x2). I risultati dimostrano come il bolo di abciximab e la tromboaspirazione manuale possano avere benefici in pz con IMA anteriore e breve tempo dall’esordio dei sintomi, sottoposti a PCI primaria con trattamento con bivalirudina.

Sanguinamento dopo PCI in uomini e donne comparati per età, BMI e tipo di terapia antitrombotica ricevuta

Ndrepapa G et al. Am Hart J, 2013; 166(3):534-540

In questo studio sono state incluse 3351 donne e 3351 uomini sottoposti a PCI, e i sanguinamenti a 30 giorni sono stati classificati secondo i criteri del “Bleeding Academic Research Consortium”. Nonostante il confronto per età, BMI e tipo di terapia antitrombotica ricevuta, i sanguinamenti si sono rivelati maggiori nelle donne piuttosto che negli uomini, e sono stati associati a un aumentato rischio di mortalità a un anno.
 

Confronto diretto tra l’enoxaparina endovenosa e l’eparina non frazionata nell’angioplastica primaria (ATOLL Trial)

Collet JP et al. Am J Cardiol, 2013; 112(9):1367-1372

L’endpoint primario era composto da mortalità totale, complicazioni dell’infarto miocardico, fallimento procedurale o sanguinamenti maggiori. L’endpoint secondario comprendeva mortalità totale, sindrome coronarica acuta ricorrente e necessità di rivascolarizzazione urgente. Nei 910 pazienti randomizzati ai due trattamenti, l’enoxaparina ha ridotto significativamente entrambi gli endpoints, riducendo in particolare i sanguinamenti maggiori e la mortalità totale.

Confronto randomizzato multicentrico tra pallone a rilascio di paclitaxel e angioplastica convenzionale nei pazienti con restenosi intrastent (BMS o DES)

Habara S et al Am Heart J, 2013; 166(3):527-533.e2

Lo studio prospettico multicentrico randomizzato includeva 208 pazienti con 213 restenosi intrastent (BMS=123, DES=90) in 13 centri giapponesi, trattati con pallone medicato o angioplastica convenzionale. L’endpoint era la target vessel failure a 6 mesi. I risultati clinici e angiografici sono stati superiori nel gruppo trattato con pallone medicato, che ha tuttavia dimostrato scarsi risultati nella restenosi dei DES rispetto a quella dei BMS.

Modello aggiornato per la prevenzione del rischio di sanguinamento postprocedurale nei pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica. Implementazione di una definizione ampliata degli eventi emorragici, dal registro CathPCI

Rao SV et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2013;6(9):897-904

La raccolta dei dati relativi a 1,043,759 procedure interventistiche coronariche in 1,142 centri da febbraio 2008 ad aprile 2011 ha consentito di identificare i fattori di rischio correlati agli eventi emorragici maggiori, avvenuti nelle 48 h successive all’angioplastica. La definizione ampliata dei sanguinamenti ha permesso di individuare eventi significativi e il modello di rischio ottenuto è stato in grado di stimare con accuratezza il rischio emorragico postprocedurale.

Impatto del sanguinamento periprocedurale sull’incidenza di nefropatia da contrasto nei pazienti trattati con angioplastica coronarica

Ohno Y et al. J Am Coll Cardiol. 2013;62(14):1260-1266

Un’analisi retrospettiva in 2,646 pazienti appartenenti ad un registro multicentrico interospedaliero giapponese ha mostrato una significativa associazione del sanguinamento periprocedurale con la nefropatia da contrasto, la cui incidenza aumentava in funzione della severità dell’evento emorragico.  

Risultati a 5 anni del LEADERS Trial (DES riassobibili vs DES non riassorbibili)

Serruys PW et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2013;6(8):777-789

Il LEADERS Trial è stato il primo studio randomizzato a paragonare gli stent (DES) riassorbibili con quelli non riassorbibili (studio di non inferiorità). I risultati a 5 anni confermano come il beneficio in termini di sicurezza degli stent riassorbibili sia legato alla riduzione della trombosi di stent molto tardiva e outcome clinici compositi associati.

Significato prognostico della localizzazione e della severità dei sanguinamenti nei pazienti con SCA

Vavalle JP et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2013;6(7):709-717

Sono stati individuati 4900 sanguinamenti in 3694 pazienti ospedalizzati per SCA. I risultati dello studio mostrano come tra tutti i pazienti che vanno incontro a sanguinamenti durante l’ospedalizzazione, quelli che sviluppano sanguinamenti sistemici o che necessitino di chirurgia, indipendentemente dalla sede, sono quelli con maggiore rischio di outcome avverso. Inoltre, sebbene i sanguinamenti GUSTO lievi/moderati legati all’accesso vascolare siano i più frequenti, questi non sono associati ad un rischio aumentato di outcome avversi.

5 mg di Prasugrel negli anziani riduce l’inibizione piastrinica ma mantiene la non inferiorità rispetto ai 10 mg nei non anziani: GENERATION Trial

Erlinge D et al. J Am Coll Cardiol. 2013;62(7):577-583

Questo studio analizza la risposta farmacodinamica (FD) della dose di mantenimento ridotta di Prasugrel 5 mg nei pazienti con più di 75 anni. I risultati dimostrano come nei pazienti molto anziani con coronaropatia stabile trattati con aspirina, il prasugrel 5 mg riduce l’inibizione piastrinica ma mantiene la non inferiorità rispetto ai 10 mg nei non anziani, con una migliore risposta farmacodinamica e meno poor responder rispetto ai 75 mg di Clopidogrel.

Dimissione nello stesso giorno della PCI: metanalisi

Brayton KM et al. J Am Coll Cardiol. 2013;62(4):275-285

La metanalisi analiza 37 studi per un totale di 12803 pazienti elettivi dimessi lo stesso giorno in cui è stata effettuata la procedura di angioplastica. Gli endpoints compositi erano: 1) Morte, IMA oTLR, 2) Sanguinamenti maggiori o complicanze vascolari. L’analisi evidenzia come la dimissione nello stesso giorno della PCI sia associata a un tasso più basso di complicanze maggiori e ad una sicurezza paragonabile a quella di una notte di osservazione in ospedale.