SCIENTIFIC NEWS

Studio SAPIEN 3

EuroPCR 2014

La valvola percutanea SAPIEN 3 ha raggiunto gli obiettivi di sicurezza ed efficacia, in uno studio che ha coinvolto 150 pazienti in 16 centri dell’Europa e del Canada. Nei pazienti con stenosi aortica severa sintomatica sottoposti all’impianto la mortalità a 30 giorni è stata 1.1%. Non vi sono stati leak paravalvolari severi e la post-dilatazione è stata eseguita solo nel 3.3% dei casi.

Studio CENTURY II

EuroPCR 2014

Il confronto tra DES a polimero riassorbibile (Ultimaster - Terumo) e DES a polimero stabile (Xience – Abbott Vascular) in 1123 pazienti non ha mostrato differenze rispetto alla target lesion failure a 9 mesi. Dal polimero riassorbibile si attende un vantaggio a 2 anni, nel periodo in cui si concentrano le cause di late failure.

Studio OCTAVIA

EuroPCR 2014

La morfologia della placca e la guarigione della parete vasale dopo stenting con DES nello STEMI, analizzate mediante OCT in 140 pazienti, non mostrano differenze fra uomini e donne. Tra i meccanismi dello STEMI l’erosione della placca è stata riscontrata in una percentuale superiore a quella attesa. La tromboaspirazione manuale è scarsamente efficace nella rimozione del trombo.

L’insufficienza aortica di grado ≥2 dopo intervento di TAVR

Van Belle E et al. Circulation, 2014;129:1415-1427

L’insufficienza aortica di grado ≥2 dopo intervento di TAVR è stata osservata nel 15.8% dei casi nel registro FRANCE 2, che ha coinvolto 34 centri per un totale di 3195 pazienti. Questa è risultata inoltre predittore indipendente di mortalità ad 1 anno. L’utilizzo di device autoespandibili è predittore indipendente di insufficienza aortica post procedurale ≥2.

Differenze di risultati tra pazienti con stenosi aortica severa con o senza coronaropatia trattati con TAVI o TAVI ed angioplastica

Abramowitz Y et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 83(4): 649–654

I pazienti con stenosi aortica severa e coronaropatia critica, considerati ad alto rischio per intervento tradizionale, possono essere sottoposti a PCI prima dell’intervento di TAVI senza che questo comporti un aumento del rischio di complicanze periprocedurali o di morte.

Impatto del rischio emorragico basale nell’utilizzo di bivalirudina vs eparina nei pazienti trattati con PCI

Tarantini G et al. Am Heart J, 2014; 167(3):401-412.e6

La metanalisi, che ha incluso 12 studi randomizzati, non ha mostrato differenze significative in mortalità e infarto miocardico tra sola bivalirudina ed eparina associata o meno a GPI, mentre ha mostrato un minor rischio di sanguinamento in tutti I pazienti trattati con bivalirudina, a prescindere dal rischio emorragico.

Stent versus endoaterectomia carotidea. Follow-up a 10 anni

Brooks WH et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2014;7(2):163-168

Questo studio randomizzato monocentrico non ha riscontrato differenze di efficacia a 10 anni tra stent carotideo e l’endoaterectomia nella prevenzione dello stroke in pazienti con vasculopatia carotidea critica. Il 3.3% dei pazienti trattati con stent ha mostrato restenosi, asintomatica. Il rischio 10 anni di infarto miocardico (sia fatale che non fatale) è maggiore nei pazienti randomizzati a endoarterectomia.

Duplice terapia antiaggregante nei pazienti con restenosi intrastent confronto tra 6 mesi e 24 mesi

Campo G et al. J Am Coll Cardiol. 2014;63(6):506-512

In questo sottostudio del trial PRODIGY sono stati randomizzati 224 pazienti con ISR a DAPT per 6 o 24 mesi.  L’incidenza cumulativa di morte, infarto e TIA/ictus è stata di 16.7% per DAPT a 6 mesi contro 7.3% per DAPT a 24 mesi (p=0.034), non si è riscontrata differenza in complicanze emorragiche. Questi dati preliminari mostrano come i pazienti con ISR possano beneficiare di DAPT per un lungo periodo.

Durata ideale della duplice terapia antiaggregante dopo impianto di DES

Lee CW et al., Circulation. 2014; 129: 304-312

24 centri koreani hanno arruolato pazienti che avevano assunto DAPT per 12 mesi dopo impianto di DES in assenza di eventi avversi. Sono quindi stati randomizzati ad assunzione di ASA o DAPT per altri 24 mesi. Questo periodo aggiuntivo di DAPT non ha ridotto il rischio di morte cardiaca, infarto e ictus, rispetto al solo utilizzo dell’aspirina.
 

Riduzione della mortalità cardiovascolare a 3 anni nei pazienti trattati con bivalirudina, indipendentemente dalla presenza di sanguinamenti maggiori: studio HORIZONS-AMI

Stone G.W. J Am Coll Cardiol. 2014;63(1):15-20

In questa sottoanalisi di HORIZONS-AMI i pazienti trattati con bivalirudina presentano minor incidenza di sanguinamento maggiore. La ridotta mortalità a 3 anni si è verificata anche nei pazienti trattati con bivalirudina ma con eventi emorragici maggiori, dato confermato dall’analisi multivariata aggiustata che mostra che questo farmaco porta ad una riduzione della mortalità cardiaca a 3 anni a prescindere dalla prevenzione delle emorragie maggiori.
 

Confronto tra DES con polimero assorbibile, DES con polimero permanente e BMS: Network Meta-Analysis

Palmerini T et al., J Am Coll Cardiol. 2014;63(4):299-307

Sulla base di 89 trial randomizzati, si è visto che gli stent con polimero assorbibile presentano minor incidenza di morte, infarto e TVR ripetto ai BMS e ai DES di prima generazione e simile outcome rispetto ai DES di seconda generazione, se si esclude una maggiore incidenza di trombosi intrastent rispetto ai CoCr-EES.
 

BVS nei pazienti con STEMI

Diletti R et al. Eur Heart J, 2014;35(12):777-86

Questi dati preliminari riguardano 49 pazienti con STEMI trattati con angioplastica primaria. Si è visto che l’uso di BVS permette di ottenere un TIMI 3 finale nel 91.7% dei casi, con una buona apposizione degli scaffold valutata all’OCT in 31 dei 49 pazienti osservati. A 30 giorni dall’impianto non si sono verificate morti da causa cardiaca nè trombosi dello scaffold.

Confronto tra due strategie di terapia antiaggregante in pazienti sottoposti a procedura di TAVI

Durand E et al. Am J Cardiol, 2014; 113(2):355-360

In questo studio sono stati selezionati 292 pazienti consecutivi sottoposti a TAVI e randomizzati a ricevere monoterapia antiaggregante (n.164) o doppia terapia antiaggregante (n. 128). I risultati mostrano come l’utilizzo di una monoterapia antiaggregante riduca il rischio di emorragie fatali e di sanguinamenti maggiori senza incrementare il rischio di stroke o infarto miocardico, mettendo in discussione la necessità di una doppia terapia antiaggregante in questa tipologia di pazienti.
 

Pazienti con SCA con o senza rottura di placca: analisi delle placche non culprit con OCT

Vergallo R et al. Am Heart J, 2014; 167(1):59-67

38 pazienti con SCA sono stati sottoposti ad analisi OCT dei 3 vasi coronarici, e suddivisi in due gruppi: quelli con placca rotta come lesione culprit, e quelli senza rottura di placca. Analizzando le placche non culprit di questi due gruppi di pazienti, è risultato che il gruppo con rottura di placca presenta caratteristiche di vulnerabilità anche nelle altre lesioni coronariche, suggerendo la necessità di una terapia più aggressiva in questa tipologia di pazienti per la stabilizzazione delle placche.
 

DIfferenze in OCT tra trombosi subacuta e tardiva intrastent: studio MOST

Parodi G et al. EuroIntervention, 2013;9:936-944

Questo registro confronta la trombosi subacuta (6 pazienti e 6 controlli) e tardiva (17 pazienti e 17 controlli) intrastent con OCT. Nella prima vi è importante sottoespansione dello stent mentre la seconda è caratterizzata da importante malapposizione. Questi risultati spiegano come le complicazioni procedurali e il rimodellamento vascolare abbiano un impatto specifico. Anche l’elevata reattività piastrinica è co-fattore nello sviluppo di trombosi intrastent.

Relazione tra conta dei globuli bianchi e infarct size in pazienti con STEMI sottoposti a PCI primaria: risultati dall’INFUSE AMI Trial

Palmerini T et al. Am J Cardiol, 2013; 112(12):1860-1866

L’INFUSE AMI Trial aveva arruolato pazienti con STEMI anteriore esteso e randomizzati a bolo di Abciximab intracoronarico o meno e a tromboaspirazione o meno. In questi pazienti è stato evidenziato come un’elevata conta dei globuli bianchi all’ingresso sia un potente predittore indipendente dell’infarct size finale, misurato con la RMN a 30 giorni dalla PCI primaria.

Utilizzo del pallone medicato negli interventi di rivascolarizzazione periferica dell’arteria femorale superficiale: DEBATE-SFA Trial

Liistro F et al. J Am Coll Cardiol Intv. 2013;6(12):1295-1302

Un totale di 104 pazienti con lesioni critiche della femorale superficiale sono stati randomizzati a pallone medicato+BMS o semplice PTA+BMS. I risultati hanno mostrato come in lesioni complesse della femorale superficiale, l’utilizzo di palloni medicati prima dell’impianto di stent porti a una minore incidenza di restenosi e TLR a 12 mesi di follow up, che si mantiene indipendentemente dalla lunghezza della lesione trattata e dalla tecnica di rivascolarizzazione.
 

Approccio radiale per interventi coronarici percutanei per occlusioni totali croniche: aspetti tecnici e revisione dei dati

Burzotta F et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2014; 83(1): 47-57

Questo lavoro di review di dati clinici e dettagli tecnici mostra che la procedura di PCI trans-radiale per occlusioni croniche non solo è fattibile ma rappresenta una valida alternativa all’accesso femorale, con incidenza di cross-over che varia dallo 0 al 5.8%, incidenza di complicanze vascolari <1% e di eventi avversi tra lo 0 e il 3,8%. Il successo della PCI è inoltre influenzato significativamente dalla curva di apprendimento.

Supporto con Impella 2.5 vs IABP nei pazienti sottoposti a PCI ad alto rischio (dallo studio PROTECT II): outcome con importanza prognostica

Dangas GD et al. Am J Cardiol, 2014; 113(2):222-228

A 90 giorni, l’incidenza di eventi maggiori e di MACCE (composito di morte, ictus, infarto, inteso come nuova onda Q o CPK-MB>8 volte la norma, e nuova rivascolarizzazione) era minore nel gruppo trattato con Impella. Anche dall’analisi multivariata tale trattamento è risultato un predittore indipendente per assenza di MACCE a 90 giorni.

Rivascolarizzazione completa vs rivascolarizzazione della lesione culprit nei pazienti multivasali con STEMI sottoposti a p-PCI: revisione sistematica e metanalisi

Bainey KR et al. Am Heart J, 2014; 167(1):1-14.e2

Questa metanalisi ha incluso 46324 pazienti (7886 con PCI multivaso). Non è stata osservata differenza di mortalità intraospedaliera tra i due gruppi. La rivascolarizzazione completa durante p-PCI è associata ad aumento della mortalità intraospedaliera. La rivascolarizzazione programmata ha comportato invece una diminuzione della mortalità sia intraospedaliera che a lungo termine e una riduzione delle re-PCI.